[1] Ripubblicato nel IV volume del Dictionnaire historique et critique, Amsterdam 1730 [d'ora in poi DICT.], p.606ss. (del Projet è apparsa di recente la trad.it., a cura di L.Bianchi, Napoli, Bibliopolis 1987). Cfr. Oeuvres diverses de M.P.Bayle, La Haye 1727-1731 [d'ora in poi OD], vol.IV, p.715b: «...je vous avoue ingénument que cet ouvrage n'est qu'une compilation informe de passages cousus les uns à la queue des autres»; dove la modestia è del tutto eccessiva, naturalmente (inoltre, v. le Nouvelles lettres de M.P.Bayle, La Haye 1739, vol.II, p.383).
[2] Attualmente, il testo integrale dell'articolo è disponibile anche nell'antologia: P.Bayle, Écrits sur Spinoza, Paris 1983 (a cura di F.Charles-Daubert e P.-F.Moreau). Questo volume si presenta, dall'ultima di copertina, come un repertorio contenente «tous les textes de Bayle relatifs à Spinoza»; purtroppo, però, vi si rilevano numerosissime (e talvolta importanti) omissioni. Segnalo i passi assenti, ad una ricognizione sommaria, limitandomi a quelli in cui Spinoza, lo spinozismo o gli spinozisti siano esplicitamente citati (questo sembra il criterio adottato dai curatori): OD, vol.I, pp.66b, 172b, 274b-275a, 324a, 357a, 436b, 455b, 460b, 528a, 575a, 619b-620a, 718a; vol.II, pp.548a, 804b; vol.III, pp.112b, 175b, 286b, 324a, 329b (da una citaz. di Jurieu), 332a, 339a, 404b, 563b, 675a, 728b, 780a-b, 781a, 782a, 790a, 931b (e nota E), 938a, 939b, 942b, 949a, 952b, 954a, 955b, 983b, 984a; vol.IV, pp.615a, 740b, 827b; DICT.: Agesipolis, A; Caïnites, D; Jupiter, N (ad finem); Pauliciens, I (e nota marg. n.87); Soranus, F, Synergistes, C; Stilpon, H, Weidnerus, A; Ecl. sur les athées, vol. IV, p. 619. Ci sarebbe poi da considerare la corrispondenza di Bayle, sparpagliata qua e là e in parte ancora inedita (cfr. E.Labrousse, Inventaire crit. de la corr. de P.B., Paris 1961); in proposito, da segnalare, non presenti negli Écrits...: E.Gigas, Choix de la corr.inéd.de Bayle, Copenhagen 1890, pp.109, 462, 485, 506; A. des Amorie van der Hoeven, De J.Clerico et P.a Limborch dissertatio, Amsterdam 1843, p.263. Vanno ricordati, infine, i testi relativi alla polemica libellistica con Jurieu, durante la quale Bayle fu accusato di ateismo e di connivenza «...avec des Déistes et des Spinozistes»; cfr. OD II, pp.681ss., 720a, 744a, 785b; OD III, p.163ss., 181a.
[3] P.Vernière, Spinoza et la pensée française avant la Révolution, Paris 1954; su Kant e Spinoza, si veda il recente volume di G.De Flaviis, Firenze 1986.
[4] Cfr. OD I,157a,274b. Un duro giudizio sul Versé anche in una lettera al fratello Jacob del gennaio 1684 (nelle Nouv.Lettr., cit., vol.II, p.216; cfr., però, OD IV,609). Su Jaquelot, vedi infra, nota 33; un breve cenno positivo riguardo alla confutazione di F.Lamy in OD IV,740b.
[5]Abélard, C; Césalpin, C; Stilpon, H; inoltre, OD III,392a. Da confrontare, p.es., con un manuale dell'epoca (il Comment. in Arist. logicam del Barbay, Parisiis 1690, 5a ed., P.I,Tr.I,Disp.I,[[section]]4, p.143ss.); o, se si vuole, proprio col Systema di Bayle, dove si trova, già pronta, l'argomentazione che più tardi sarà indirizzata contro Spinoza (Logica, cap.II, in OD IV,p.219ss.).
[6] I.Orobio De Castro, Certamen philosophicum..., nella raccolta Réfutation des erreurs de B.de Spinoza..., Bruxelles 1731, pp.433-441. Cfr. H.More, Opera omnia, Londini 1679, vol.I, p.616s.; F.Lamy, Le nouvel athéisme renversé..., Paris 1696, p.270; I.Jaquelot, Dissertations sur l'existence de Dieu..., La Haye 1697, p.445s., 449; P.-S.Régis, L'usage de la raison et de la foy..., Paris 1704, pp.490ss., 496s.; nonché il testo di Bernier citato da Bayle nella Rem.A. Spinoza sarà infine difeso da questo tipo di accusa da Dortous de Mairan, durante la discussione epistolare con Malebranche (nelle Oeuvres Complètes di quest'ultimo, a cura di A.Robinet, Paris 1959ss., vol.XIX, p.872ss.), in rif. a Lamy, cui lo stesso Malebranche si era ispirato, ma rilevando come si tratti di un'obiezione diffusissima, tipica di coloro «qui ne sont ni assez métaphysiciens, ni assez en garde contre les illusions de notre imagination». Tra questi, dunque, andrebbe annoverato anche un Meslier, il quale, senza bisogno di leggere Bayle, aveva riproposto lo stesso argomento, commentando un passo di Tournemine in cui veniva citata la dottrina spinoziana (Oeuvres de J.Meslier, Paris 1970-72, vol.III, p.347).
[7] Cfr. anche Wittich, Anti-Spinoza, cit., pp.57ss., 99. Sulla ridefinizione delle parti come 'modi', un testo del tutto analogo di F.Cuperus, Arcana..., cit., p.216: «nomen modi existendi partibus impositum, nullo modo partium naturam mutare potest, nec efficere ut partes non sint partes».
[8] DICT., Zénon d'Elée, I,ii; Leucippe, G (si tratta di aggiunte della 2a ed.). Altro argomento contro i cartesiani presente in Aubert de Versé (L'impie..., cit., p.000) - e prima in F.Bernier, Abrégé de la ph. de Gassendi, Lyon 1678, I, p.25: la confutazione del pienismo sulla base del fatto che, a seguire la tesi cartesiana, si priva Dio del potere di distruggere la più piccola parte di materia; qui la fonte prima è la discussione More-Descartes (cfr., nell'ed.Adam-Tannery delle Oeuvres di Descartes, vol.V, p.240), ma si rileverà come Bayle sia pronto a ritorcere l'accusa contro i sostenitori dell'estensione immateriale ed infinita (DICT., Zénon d'Elée, I,iii).
[9] Cfr. More, Opera, cit., vol.I, p.153: «per separationem vero intelligo localem quandam distantiam...». Invece, con tutte le difficoltà derivanti dalla necessità di sostenere, cartesianamente, il pienismo, Wittich, Anti-Spinoza, cit., p.63ss., e soprattutto L.Van Velthuysen, che, in un luogo del Tract. de culto naturali, non ammette parti «in actu», se non per via immaginativa (v.Opera omnia, Roterodami 1680, vol.II, p.1397). Cfr. M.E.Scribano, Da Descartes a Spinoza. Percorsi della teologia razionale del Seicento, Milano, F.Angeli 1988.
[10] Rispettivamente, nel Système de Philosophie, Paris 1690, vol.I, p.187 e nella Examination of P.Malebranche's opinion of our «seeing all things in God», pubblicata nel 1706, [[section]]45.
[11] Anche secondo More la natura naturante sarebbe ricavata dalla naturata solo «praecisione logica» (Opera, cit., vol.I, p.634); cfr. anche P.de Villemandy, Scepticismus debellatus, Lugduni Batav.1697, p.73. Dopo il Dizionario, la replica di Boulainviller (Oeuvres, ed.R.Simon, La Haye 19xx, vol.I, p.240-242); poi Brucker, Historia critica philosophiae..., Lipsiae 1742-44, vol.V,p.695; infine, la ripresa dell'obiezione da parte di P.J. de Jariges, («Histoire de l'Académie des Sciences et Belles Lettres de Berlin», 1746, p.298, 302s.), il quale anzi pretende di elaborare un argomento nuovo, che Bayle non avrebbe pensato di opporre a Spinoza...
[12] OD III,375a. Cfr. G.J.Vossius, De or.et progr.idol., l.VII, cap.7, p.337 della 2a ed. (1668); A.Heidanus, De origine erroris..., Lugduni Batav.1678, p.219ss.: «Scire refert, quid per hunc spiritum intelligi velint. An naturam universalem et omnibus rebus communem? At universalia, cum mentis tantum sint noémata neque extra illam existentiam ullam habent..., nullam operationem, nullos singulares effectus aut opera producere possunt. An vero naturam particolarem, in singulis rerum naturalium individuis extantem...? Sic ergo mundus, ut Aristoteles putat, erit plenus animarum et spirituum ejusmodi...». Bayle cita più volte il libro di Heidanus, sempre nella Continuation. Per questioni simili, nella Scolastica, cfr., p.es., P.Delhaye, Une controverse sur l'âme universelle au IXe siècle, Lille 1950. L'avvicinamento di Spinoza all'averroismo è anch'esso presente prima del DICT. (Averroès, E): Poiret, CR III, xiii, n.20, p.389b; xx, n.4, p.479. Sull'interpretazione dello spinozismo come naturalismo: R. van Mansvelt, Adversus anonymum theologo-politicum... Amstelaedami 1674, pp.55, 129ss., 157, ecc.; J.Bredenburg, Enervatio Tractatus theologico-politici, Roterodami 1675, passim.
[13] Spinoza, N,iii,iv; cfr. Démocrite, R. Dall'accusa di aver frainteso le tesi dell'Etica su questo punto (il rapporto tra sostanza e modi), Bayle dovette difendersi subito; dichiarandosi pronto a riconoscere di aver «mal attaqué» Spinoza, ma solo se si scoprisse che quegli abbia inteso intendere, col termine 'modo', le sostanze create, perché così la differenza con gli ortodossi sarebbe puramente terminologica. Tale non è però il caso, secondo Bayle, come attesta «un très grand nombre de passages de ses livres»; non si poggia dunque su di un malinteso la confutazione dello spinozismo, dato che da quest'ultimo risulta ineliminabile la dottrina della sostanza unica, sostrato di tutte le modificazioni. Cfr., diffusamente, Spinoza, DD (aggiunta nella 2a ed., 1702); OD IV,169ss.
[14] Per Agostino, v. il De civitate Dei, l.IV, xii-xiii, cui rimanda Bayle stesso, OD III, p.225; altri rinvii bayliani: al Cicerone del De natura deorum (DICT., Pythagoras, O), nonché al De ipsa natura di R.Boyle (1682), nella sua recensione dell'opera (OD I,707a): «...on lira avec plaisir la réfutation de l'âme du monde à la fin de cette section 4» [[[section]]IV, p.35 dell'ed.1688]. Per Abbadie, v. il Traité de la vérité..., Rotterdam 1684, vol.I, p.162ss.; cfr. anche Bernier, Abrégé, cit., vol.I, p.114.
[15] Si veda anche qui il De origine... di Vossius, cit., l.VII, cap.7, p.342. Sull'animazione universale, già More, Opera, cit., vol.I, 620: 'tutto' è Dio, per Spinoza, e la «cogitatio» è un attributo divino, «ita ut plumbum lapisque cogitent»; cfr. anche Jaquelot, Dissertations..., cit., p.456.
[16] Cfr. G.Paganini, Analisi della fede e critica della ragione nella filosofia di P.B., Firenze 1980, p.348ss. Già nella citata III Thesis, Bayle aveva suggerito una serie di avvicinamenti (OD IV,134). Cfr. anche la Pref. dell'Anti-Spinoza di Wittich e la recensione di quest'opera da parte di Le Clerc, nella «Bibliothèque Universelle», 1692 (t.XXIII), p.323ss. Dopo Bayle, J.F.Buddeus, De spinozismo ante Spinozam, 1701.
[17] Cfr. OD III, 780-791, su cui S.Landucci, La teodicea nell'età cartesiana, Napoli 1986, p.290ss. (Le illusioni della coscienza); altri testi in proposito, anteriori al Dizionario: OD IV,159; I,460 (dov'è già utilizzato, come arma polemica, il celebre esempio spinoziano, contenuto nell'Ep.LVIII, della pietra che si sentirebbe libera, se solo fosse dotata di coscienza). Risoluta, invece, l'opposizione di Bayle al fatalismo 'logico' di Spinoza (cfr. DICT., Chrysippe, R; su cui Leibniz, assai caratteristicamente, nella Teodicea, [[section]]173s.).
[18] Sarà copiato (qui come in molti altri luoghi), più di mezzo secolo più tardi, dal Marquis d'Argens, La philosophie du bon sens, ed.1743, p.234ss. Prima di Bayle, Velthuysen aveva notato che, contro «objectiones et nodos quos hodierni athei nectunt», si deve dimostrare: «1) mundum non fuisse ab aeternum; 2) mundum non per emanationem aut causam immanentem a causa prima profluxisse...; 3) Deum esse justum et vindicem peccatorum et bonorum remuneratorem». (Opera, cit., vol.II, p.1492b)
[19] «Cette maxime que de rien il ne se fait rien passoit universellement pour un axiome incontestable, pour un principe connu et avoué de tous, pour une chose, en un mot, évidente de soy-même» (L'impie..., cit., Avertiss. [p.9]). E Bayle: «ce principe des Anciens, ex nihilo nihil fit, rien ne se fait de rien, se présente incessamment à notre imagination, et y brille d'une manière si éclatante, qu'il nous fait lâcher prise...» (Spinoza, O; cfr. già OD I,428a). Per confutarlo (sull'eternità della materia, riprendendo gli argomenti di Bayle), L'impie... è menzionato da J.Howe, The living temple, recensito sulla «Hist.des ouvr.des savants» del luglio 1702 (p.327ss.). Del passo di Versé contro la creazione si ricorderà invece D'Holbach, Système de la nature, II, chap.VI.
[20] «Admisit enim sciolus [sc. Spinoza] primo suo principio hoc effatum: omnia et singula determinate praecognosci imo et decerni a Deo; quod cum non posset cum libertate hominis conciliare, libertatem ex hoc plane negavit et fatum supposuit; deinde et libertatem negationem ad Deum extendit; denique omnia quaecumque ex Deo essentialiter et non libere fluere dixit; denique Deum pro subjectum omnium rerum habuit, hoc est eum negavit et naturam substituit, sicque ad atheismum gradatim delapsus est» (CR III,xiv, n.6,408).
[21] Cito da DICT., Pauliciens, I, dove Bayle trascrive un ampio passo dell'Apologie pour les Réformateurs di Jurieu (v.la nota 87 e più sotto, dopo la nota 103). Questo punto, al culmine dell'anti-teodicea bayliana, è stato colto da S.Landucci, La teodicea..., cit., pp.61s., 257s.
[22] OD III,770; cfr. ivi, p.853 (nota x): illusorio pensare che «la difficulté [qui si tratta del libero arbitrio] vient uniquement de ce qui nous manque de lumières»; al contrario, «elle vient principalement des lumières que nous avons, et que nous ne pouvons accorder avec les mystères». Infine, v. OD I,528a, dove già aleggia ed incombe lo spettro del «système de Spinoza».
[23] Cfr. Leibniz, Teodicea., Disc.prel, [[section]]60: «[les théologiens] mettent au-dessus de la raison ce qu'on ne saurait comprendre [...]. Mais contre la raison sera tout sentiment qui est combattu par des raisons invincibles, ou bien dont le contradictoire peut être prouvé d'une manière exacte et solide» (v. anche ivi, [[section]]23).
[24] Cfr. OD III,1071b. Altri luoghi bayliani in proposito: DICT., vol.IV, p.630 (Ecl. sur les manich.); OD III, 764a, 833-834, 1074; IV, 47b; commentati da Leibniz (Teodicea, Disc.prel., [[section]]61ss.). Su questi testi, sono del tutto condivisibili le analisi di G.Paganini (op.cit., pp.108-115, e cfr. p.156: il «principio generale» della critica bayliana è che «ciò che vien posto supra rationem deve necessariamente essere contra rationem...» ). Ma allora, perché non applicarle anche all'art.Spinoza, invece di concludere, sulla scorta della seconda parte della Rem.O (la «...sottile distinzione tra impossibilità compresa e possibilità incomprensibile», p.372), che Bayle «non si pronuncia sul piano filosofico né assolutamente a favore, né assolutamente contro il concetto di creazione» (p.369)? D'altronde, è lo stesso studioso, poco più avanti, ad affermare che per Bayle la tesi creazionista è sottoposta a «insuperabili antinomie logiche, metafisiche ed etiche», e che la si può accettare, ma per fede, mentre il naturalismo ateo - nella forma stratonica, cioè depurato dall'insostenibile monismo spinoziano-eleatico - si presenta come la posizione finale della ragione (ivi, p.373, e cfr. p.310).
[25] Suona altrettanto manierata - se proprio non la si vuol definire ipocrita - la risposta a J.Turner (del 15 marzo 1697, a p.157 dei citati Écrits sur Spinoza; cfr. Labrousse, Invent., cit., n[[currency]]1169); le difficoltà che gli spinozisti rintracciano nel sistema ortodosso - vi si legge - svanirebbero alla semplice contemplazione dell'idea dell'ente sovranamente perfetto: «cette idée nous apprend que rien de ce qui est imparfait ne peut être de soi-même, il est donc produit par un autre, il est donc fait de rien, et tous les effets que nous y trouvons nous doivent paraître dignes de la cause infiniment parfaite qui les produit; si nous y trouvons à redire, c'est faute de savoir connaître absolument ce qui est digne ou non de l'être infini»...
[26] Si confronti l'inizio della Rem.N, dove Bayle dà un suo riassunto della dottrina spinoziana, con questi passi di Velthuysen: «Docet Spinoza unam tantam posse esse substantiam, eamque necessario existere, affectamque esse infinitis attributis, quorum tamen tantum duo nobis nota sunt, attributum extensionis et attributum cogitationis... Et inde conficit primo, omnes cogitationis modos esse in una et simplici substantia cogitante, et omnes extensionis modos pariter esse in una simplici substantia extensa, sive considerata et affecta attributo extensionis» (Opera, cit., vol.II, p.1371: è l'inizio della confutazione); «praeter Deum itaque, inquit Spinoza, nulla dari aut concipi potest substantia... Haec una substantia considerata sub attributo extensionis est causa proxima et immanens omnium corporum... quia illa divinis modis extensionis est affecta» (p.1374); «[Deus Spinozae] ita modificatus tam patitur quam agit, quia operationes in natura... fiunt in circulo. Ergo, quod ad modum in infinitam seriem modi a modis profecti sunt, ita modi a modis in infinitum profecti alii aliorum causae et effectus sunt» (p.1490).
[27]«Tout est dans Bayle, il ne s'agit que de l'en tirer», in Port-Royal, vol.II, p.384.
[28] Una versione olandese dell'articolo fu pubblicata a Utrecht, nel 1698, accoppiata alla traduzione di alcuni capitoli, tra cui la parte anti-spinoziana, della seconda Dissertation di Jaquelot (!). In proposito, v. la lettera di Bayle all'editore (e autore della traduzione) F.Halma, negli Écrits sur Spinoza, cit., p.159 (cfr. Labrousse, Invent., cit., n[[currency]]1283).
[29] J.-P.de Crousaz, Examen du pyrrhonisme ancien et moderne, La Haye 1733, p.354ss.; non è neppure un caso che essa sia esclusa, invece, dalla riproduzione di luoghi bayliani che si avrà nell'art.Spinoza dell'Encyclopédie (dovuto all'Abbé Yvon). Medesima omissione nel vol.VII dell'Analyse de Bayle (a cura di J.-B.-R. Robinet, Londres 1770).
[30] Examen..., cit., p.356a. Crousaz sarà copiato, quindici anni dopo, da P.-L.Joly, Remarques critiques sur le Dict. de B., Paris 1748, p.732a.
[31] Cfr. Examen..., cit., p.356b; P.Rétat, op.cit., p.155ss. Da notare che, appena qualche pagina prima, Crousaz aveva interpretato ben diversamente l'art.Spinoza, attribuendolo, stavolta, non ad un sussulto d'ortodossia da parte di Bayle, ma ad una sua volontà di difendere la miscredenza: «Il prend assés d'intérêt à l'irreligion pour ne pouvoir souffrir qu'on l'étaiblisse [come Spinoza] sur des hypothèses si faciles à renverser...» (p.353b). Sulle incoerenze di Crousaz è da vedere anche l'anonima Apologie de M.Bayle, pubblicata in testa alle Nouv.Lettres del 1739 e fedelissima, come nota Rétat (op.cit., p.212), allo spirito bayliano.
[32] P.Poiret, Dissertatio nova, ubi de duplici discendi methodo, deque simulato Petri Baelii contra Spinozae atheismum certamine agitur [in testa alla 3a ed. delle Cogitationes, Amstelodami 1715, con paginaz. propria], [[section]]6, pp.24ss.: chissà se Bayle ha letto Spinoza, ma di certo ha letto «eorum nonnullos qui contra Spinozam scripserunt», tra cui lo stesso Poiret, nelle note ai libri delle Cogitationes: «hos libros habuit illico Baelius; in iis illa [gli argom. contro Spinoza] videre potuit, eademque per diversas ad varia exempla applicationes pro ampliandi atque belle et facete garriendi qua pollebat facultate loquacissima, non difficile illi fuit interpolare, vestire, adornare iis modis, qui tam large, joculariter etiam et tantum non mimice in ipsius Dictionario adversus Spinozam ab eo profunduntur...».
[33] Chi dubitasse dell'ironia sottesa in queste complimentazioni pubbliche (contenute in una lettera inviata ai gesuiti del «Journal de Trévoux» e ivi pubblicata nel giugno 1702 - poi in OD IV, 169ss.), le confronti con quanto Bayle aveva detto, del libro di Jaquelot ancor fresco di stampa, scrivendo all'Abbé Dubos il 13 dicembre 1696 (OD IV, 725s.).
[34] Poiret, Diss. nova, cit., [[section]]6, pp.14-27. Cfr. P.Jurieu, Le philosophe de Rotterdam..., Amsterdam 1706: «[Bayle] ne détruit pas l'athéisme en général, mais l'athéisme de Spinoza et sa folle philosophie. Il y a bien moyen d'être athée sans être spinosiste. Pour spinosiste il ne l'est point: mais il est difficile de dire ce qu'il est... Dans son Dictionnaire il a semé deçà delà quelques périodes où il y a du Christianisme. Mais avant que de donner dans de semblables pièges, il faut avoir examiné ses principes et leur liason...» (pp.130,135). La posizione di Poiret e Jurieu sarà ripresa, senza citarli, da J.F.Buddeus, Theses theologicae de atheismo..., Ienae 1722, 2a ed., pp.160-163.
[35] Inutile dire quanto si scandalizzi Poiret di fronte all'assenso di Bayle per l'ex nihilo nihil fit, o quanto stigmatizzi il riferimento alle difficoltà di teodicea, certo qui appena accennate, ma sviluppate fino in fondo (cioè, per Poiret, fino all'ateismo), in quello, «horridum», dedicato ai pauliciani; male si è fatto, per quanto si sia agito «animo bono», a pubblicare a parte l'articolo sullo spinozismo, che contiene in sé tutti i germi dell'ateismo bayliano (Diss.Nova, cit., [[section]]6, pp.17-19).
[36] G.Cantelli, Teologia e ateismo, Firenze 1969, p.231. Da vedere anche il vecchio studio di J.Delvolvé, Religion, critique et philosophie positive chez P.B., Paris 1906, p.259ss.; per un'interpretazione divergente, E.Labrousse, P.Bayle, t.II, Hétérodoxie et rigorisme, La Haye 1964, p.198ss.