1. STEVENSON E LA SESSUALITA' NELL'EPOCA TARDO VITTORIANA
The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde fu il romanzo che, scritto all'età di trentasei anni, diede fama allo scrittore scozzese R. L. Stevenson (1850 - 1894). La sua produzione comprende romanzi, racconti, saggi, poesie e qualche tentativo di stesura teatrale.
Coinvolto nel dibattito sulla natura del romanzo specialmente in virtù dei propri contatti con Henry James, col quale intrattenne uno scambio di lettere e articoli sull'argomento, Stevenson assunse una posizione opposta al realismo psicologico del proprio interlocutore, insistendo sul fatto che l'arte non potesse competere con la vita. Piuttosto, secondo Stevenson, l'autore avrebbe dovuto fare ricorso alla fiction, all'avventura, al gotico e al soprannaturale, considerati vero nocciolo dell'azione romanzesca. Lo scopo dell'autore doveva essere quello di creare un'illusione: per ottenere un simile effetto egli poteva utilizzare una selezione dei dettagli della vita, offrendo al lettore una serie di suggerimenti piuttosto che delle descrizioni o delle spiegazioni complete. Diceva Stevenson: "Life is monstruous, infinite, illogical, abrupt and poignant; a work of art, in comparison, is neat, finite, self-contained, rational, flowing and emasculate." 1. Raffrontata l'arte con la vita, egli assegna una posizione di maggior prestigio alla prima. Alla vita infatti egli si riferisce qualificandola con aggettivi che assumono una connotazione negativa più o meno accentuata. Se le definizioni "abrupt" e "poignant" danno l'idea di un qualcosa che con i propri avvenimenti improvvisi e imprevisti riesce a destare sensazioni profonde e acute, il senso di disorientamento che essa gli comunica viene rafforzato dall'essere "illogical" e "infinite": la ragione umana non può nulla nel tentativo di organizzare razionalmente questo lasso di tempo dalla lunghezza non ben definibile; così, smarrito e disarmato di fronte ad essa, l'autore non può far a meno di considerarla "monstruous". Allora l'arte può diventare un modo per opporsi a tale mostruosità: grazie alla forma, l'opera d'arte viene ricondotta a una dimensione che può essere dominata dalla ragione; inoltre, per il fatto che dalla vita lo scrittore prenda solo alcuni spunti, nel suo lavoro riesce a limitare la sconfinata vastità che della vita è propria. L'opera d'arte risulta ordinata e compiuta in sé stessa; il flusso degli avvenimenti al suo interno scorre senza bruschi salti o interruzioni in quanto è stato razionalmente predeterminato dall'autore.
In quest'ottica appare singolare l'ultima definizione che Stevenson fornisce dell'arte: essa risulta "emasculate", quindi privata di un qualcosa. In effetti, il suo dare frutti dipende completamente dall'abilità fecondatrice di colui che scrive, essa non ha in sé il germe riproduttore, certo come tutte le creature ibride ma anche semplicemente come quelle di sesso femminile. Insomma, la vita ha in più rispetto all' arte una carica maschile che le conferisce energia vitale. Tale prerogativa tutto sommato doveva risultare attraente per Stevenson se in questa sua opera, dei vari aspetti che dalla vita poteva attingere, egli proprio sul mostruoso finisce con l'incentrare il romanzo, cercando di trasferire nella propria opera artistica - o almeno nel personaggio principale di essa - la capacità di auto-generarsi. Stevenson non se la sente di deprivare la propria creazione togliendo quello che potrebbe essere considerato indecoroso od offensivo, anche perché egli aveva una concezione piuttosto "moderna" a riguardo del modo di trattare la sessualità.
Va ricordato che lo scrittore, a seguito della prima riduzione teatrale del proprio testo, aveva protestato a proposito di una visione troppo riduttiva dell'opera chiarendo che cosa voleva essere il significato di questo romanzo: " There is no harm in a voluptuary; and none, with my hand on my heart and in the sight of God, - no harm whatever, in what prurient fools call 'immorality'. The harm was in Jekyll because he was a hypocrite - not because he was fond of women; he says so himself... The hypocrite let out the beast Hyde - who is no more sexual than another, but who is the essence of cruelty and malice, and selfishness, and cowardice: and these are the diabolic in man - not the poor wish to love a woman that they make such a cry about." 2. Egli intende con questa affermazione difendere la moralità della sessualità prendendo le distanze da quei "prurient fools" che in Jekyll/Hyde individuano il male esclusivamente nelle trasgressioni commesse da un "voluptuary". Per l'autore colui che indulge alla lussuria non è di per sé perseguibile come malvagio o come peccatore; piuttosto nel caso di Jekyll ciò che diventa immorale è il suo atteggiamento ipocrita perché da esso ha origine quel concentrato di crudeltà, malizia, egoismo e codardia che è Hyde. Oltre che chiarificatrici in riferimento al romanzo, le sue parole hanno il sapore di un tentativo di autoassoluzione: se la sua formazione calvinista aveva suscitato in lui la preoccupazione per il peccato e per la colpa personale, nonché il senso della dualità dell'uomo - e tali pensieri e sensazioni non l'avrebbero mai abbandonato - tuttavia egli in gioventù non aveva saputo risolvere il tormentato rapporto con il padre e il senso di insofferenza per l'atteggiamento compassato proprio della società vittoriana, cose che lo avevano indotto ad assumere a sua volta atteggiamenti "trasgressivi" quali la frequentazione di zone poco raccomandabili di Edimburgo.
Peraltro, egli poteva esser considerato figlio del proprio tempo in quanto, anche se la celebrazione delle virtù della famiglia e della casa era alla base dell'ideologia sociale vittoriana, la qualità dei rapporti nell'ambito della famiglia urbana andava modificandosi poiché con l'espandersi delle attività industriali tutto sembrava congiurare contro la continuità dei legami familiari e, privando la figura paterna del controllo delle risorse economiche, finiva con l'offrire maggiori opportunità e indipendenza ai figli e alle donne. Nuovi valori andavano diffondendosi, approfondimenti della tradizione puritana, e non solo tra le classi medie distinte dalla nobiltà terriera. Lungo tutto il secolo il conflitto religioso sostituì lo scontro di classe; la religione cementava l'unità familiare ed era il fiore della casa nella quale si concretizzava l'ideale di rispettabilità sociale. Nella nuova realtà della società di mercato la propaganda di nuovi valori individualistici conquistava importanza strategica perché era possibile riproporre in termini rinnovati lo schema della società deferente: il gentleman doveva dare anche un esempio di virtù cristiana. Il valore della rispettabilità sembrava essere penetrato all'interno del modus vivendi delle classi lavoratrici diventando elemento di differenziazione sociale. L'idea di rispettabilità poteva essere articolata variamente riuscendo così a comprendere tutte le classi sociali: anche i poveri meritevoli erano potenzialmente delle persone rispettabili. D'altro canto, la diffusione di teorie quali quelle di Malthus sui freni morali rendevano possibili riforme come quelle della propaganda anticoncezionale, per cui la sessualità in pratica perdeva la propria collocazione nella sfera del privato e risultava governata direttamente dallo Stato, che imponeva così un controllo sociale sul numero dei figli, sul rapporto uomo/donna, persino sulle perversioni lecite. La parvenza di perbenismo e rispettabilità in realtà era solo una delle facce della medaglia. Sussisteva al contempo anche un mondo nascosto, fisicamente circoscritto ai quartieri più poveri, in cui il vizio sopraffaceva ogni regola di rispettabilità.
Vizio-incubo vittoriano era la sessualità. L'individuo doveva contenere i propri impulsi, eventualmente ritardare il matrimonio, un atto la cui incidenza e la cui opportunità erano misurate a confronto col reddito personale. Anche se in qualche modo a poco a poco si andò moderando la grande disparità sancita dall'etica del tempo fra comportamento considerato tollerabile per il marito piuttosto che non per la moglie, la donna rimase tuttavia in posizione di inferiorità: le donne rispettabili dovevano mantenersi caste se non volevano essere "deprezzate". Lo sfruttamento sessuale delle donne delle classi inferiori veniva considerato cosa normale e la prostituzione organizzata era considerata dall'etica borghese come un male minore. Quanto ad ubriaconi, criminali, parassiti, sebbene non potessero controproporre un'alternativa scala di valori, tuttavia potevano costituire modelli suggestivi di comportamento, tali da colpire le inconfessabili fantasie della gente per bene o - come per Stevenson - personificare il contrasto con il regime ufficiale. Forse era proprio questa sottile attrazione esercitata dal lato oscuro a decretare il successo di opere come quella dell'autore scozzese. Addirittura, il lettore suo contemporaneo non era poi più capace di distinguere quello che Stevenson voleva fosse solo un'illusione e cercava di riconoscere in avvenimenti reali ciò che la fantasia dello scrittore aveva creato. Così, dopo il successo riscosso dalla riduzione teatrale del romanzo, rappresentata nei primi giorni dell'agosto 1888 al "Lyceum" di Londra, quando si diffuse la notizia del ritrovamento del cadavere di una prostituta, orrendamente crivellato da trentanove ferite di arma da taglio, una delle quali squarciava il ventre, e poi - nell'arco di pochi mesi - di altre dodici donne che avevano subito sorte analoga, l'opinione pubblica nonché gli stessi investigatori furono indotti a sospettare che l'autore di simili crimini non potesse essere altro che un malvagio dottor Jekyll, impazzito, che infliggeva le mortali ferite alle sventurate vittime sfruttando le proprie conoscenze mediche.
Indubbiamente, l'orrore di tali fatti di cronaca veniva in parte reso meno crudo mediante la giustificazione rassicurante che chi commetteva nefandezze simili sicuramente non era pienamente in possesso delle proprie facoltà mentali. Effettivamente, grazie agli studi che proprio in quel periodo avevano incominciato a diffondersi, coloro i quali si discostavano dal comportamento "normale" sotto un qualsiasi punto di vista, venivano compresi in un quadro patologico che genericamente era classificato "deviante". Tra le devianze, quelle di origine sessuale avevano ottenuto un'attenzione particolare e, verso fine '800, si era addirittura giunti a coniare nuovi termini per indicare gli individui che presentavano tali comportamenti: gli studi di Krafft-Ebing - professore di psichiatria all'Università di Vienna - volevano essere un chiaro avvertimento a tenere sotto controllo ogni possibile anormalità che poteva sfociare in immoralità. Bristow 3 , studioso contemporaneo, nella propria panoramica su questo genere di studi, tiene a sottolineare soprattutto che Krafft-Ebing riteneva che l'erotismo fosse sempre prossimo a disordini mentali e fisici. Successivi sviluppi nelle teorie sulla sessualità furono poi realizzati da Freud. Sondando l'inconscio e cercando di fare riemergere sensazioni ed esperienze egli cercò di tratteggiare un'immagine il più fedele possibile di ciò che in ogni essere umano generalmente resta nascosto dietro l'apparenza e che a volte è così inquietante perché "diverso".
2. LA PERVERSIONE: SIMBOLOGIE PSICOLOGICHE NELL'AMBIENTAZIONE E NEI PERSONAGGI
Nel romanzo di Stevenson è sempre presente l'alternanza tra lecito e illecito, tra rispettabilità e perversione. Nel corso della lettura è possibile trovare richiami a varie delle teorie di Freud anche se in primo luogo Hyde può essere considerato una metafora letteraria dell'id freudiano. La perversità non è una prerogativa solo del protagonista, ma essa è riscontrabile anche negli altri personaggi del romanzo; addirittura l'ambiente in cui si svolge l'azione fornisce richiami al senso di doppiezza che vede rispettabilità alla luce del sole e depravazione morale (il che implica spesso anche depravazione sessuale) sul versante oscuro.
Conformemente alle proprie idee sul modo di scrivere romanzi Stevenson non dice mai esplicitamente le cose ma fa ricorso al simbolismo e all'allegoria per suggerire la realtà psicologica. Perché si parla di fatti che hanno a che fare con qualcosa di inquietante, molta parte dell'azione ha luogo in atmosfere buie o al chiuso, quasi che la luce del sole non possa abbassarsi a illuminare cose tanto bieche.
Spesso lo scenario in cui si svolge l'azione è quello di un incubo e ciò assume un significato tanto più inquietante se si pensa che nel sogno, secondo Freud, emerge il vero volto delle cose, non più celato dai freni inibitori. Il signor Enfield riporta l'episodio della bambina calpestata ricordando che esso si è svolto in una nera mattina d'inverno; è notte quando l'avvocato Utterson, inquieto, va a ricontrollare il testamento che il dottor Jekyll ha depositato presso di lui ed è di notte che egli va a cercare il misterioso signor Hyde per chiedergli conto della sua amicizia con il rispettabilissimo dottor Jekyll. Sempre nottetempo avviene l'uccisione di Sir Carew, mentre è al crepuscolo, sotto strani bagliori che filtrano dalla nebbia, che Utterson si reca a Soho per verificare se Hyde si trovi in casa. Insomma, questa mancanza di luce naturale si ritrova via via in tutti gli episodi significativi che segnano lo svilupparsi della vicenda, fino a giungere alla tragica notte della morte del dottore: inizialmente, quando Utterson decide di andare a fondo nella risoluzione dell'enigma "it was a wild, cold, seasonable night of March, with a pale moon, lying on her back as though the wind had tilted her back " 4 , (p. 88), ma poi, poco prima dell' irruzione nello studio "the scud had banked over the moon, and it was now quite dark." ( p. 102).
Quanto alle case, esse vengono sovente descritte in modo tale da confermare non solo l'idea di doppiezza, ma anche da suggerire l'impressione che penetrando in esse, attraverso varie porte, si potesse giungere nella parte più intima e nascosta di chi vi viveva, così come attraverso una seduta psicanalitica si riesce a penetrare a poco a poco negli strati più profondi del subconscio del paziente.
La via dove risiedeva il dottor Jekyll era sì piccola e tranquilla, ma le vetrine dei negozi avevano "an air of invitation, like rows of smiling saleswomen" (p. 6); verso la fine della strada, presso l'angolo si trovava un sinistro fabbricato: era la parte posteriore al palazzo di Jekyll, da cui Hyde accedeva all'interno del laboratorio e che si presentava - neanche a dirlo - in uno stato di "prolonged and sordid negligence" (p. 8), mentre la porta era "blistered and distained" (p. 8). Appunto il laboratorio, teatro delle trasformazioni e perciò cuore nascosto della vicenda, era raggiungibile solo dopo essere passati attraverso vari ambienti; ultima protezione, prima di accedere ai suoi segreti, era la porta significativamente ricoperta - ulteriore schermo - di panno rosso.
Tutta l'umanità che viene coinvolta nel romanzo presenta caratteristiche ambigue: i rispettabili vicini di casa sembravano peraltro molto attenti a concedersi tutti gli agi (e i piaceri?) e a ricercarne sempre maggiori; la domestica della casa di Soho "had an evil face, smoothed by hypocrisy; but her manners were excellent." (p. 56). Anche coloro che rivestono un ruolo sociale distinto e al disopra di ogni sospetto tutto sommato sono però sospettabili se non di doppia vita quantomeno di avere debolezze più o meno inconfessabili. Se Utterson mortificava la propria predilezione per i buoni vini e cercava di tenersi lontano dal teatro che pure amava, e Lanyon viene alla fine punito per essersi lasciato tentare da conoscenza proibita, possiamo dubitare che sia Enfield sia Carew si trovassero fuori casa ad un'ora così inconsueta per dei gentiluomini per motivi non propriamente leciti, magari per soddisfare i propri desideri sessuali sfruttando i servigi di qualche prostituta. Altrettanto strana appare la presenza di una bambina di otto o dieci anni fuori dalle mura protettive di casa alle tre del mattino: presenza giustificata con la necessità denunciata dalla famiglia di andare a cercare un medico, ma comunque di per sé abbastanza equivoca. Il fatto che tali possibili trasgressioni fossero in qualche modo tacitamente ammesse dalla società, proprio perché non risparmiavano nessun suo componente è abbastanza evidente nel fatto che Utterson, narratore principale che incarna appieno lo spirito vittoriano, non appare per nulla toccato da questi dettagli; come già ricordato, la prostituzione organizzata era tollerata visto che le donne oneste in modo implicito erano costrette a soffocare la propria sessualità: ecco perché Utterson si accanisce allora a ricercare le diversità imputabili ad atti di tipo diverso, non giustificabili dall'ottica del tempo.
Il maggiore rappresentante della diversità nel romanzo è Mr. Hyde. Già il suo aspetto, all'opposto di quello del dottor Jekyll, suscita un senso di disagio in coloro che per qualche motivo si trovano ad avere a che fare con lui. Tuttavia questo senso di disagio e di ripugnanza non è giustificato da qualche caratteristica specifica esteriore anche se certo Hyde non è un campione di avvenenza. Anche qui è piuttosto un qualcosa di sfuggente a provocare tali sgradevoli impressioni. Utterson non è da meno degli altri e quando incontra Hyde ne ricava le stesse sensazioni e non riesce assolutamente a spiegarsi il motivo di un tale favore per quell'omuncolo da parte di un galantuomo come il dottor Jekyll. La prima spiegazione plausibile è che probabilmente la decisione di redigere un testamento a favore di Hyde sia stata dettata a Jekyll da un momento di pazzia; più tardi, visto il persistere dell'attaccamento di Jekyll a Hyde, egli giunge in breve a pensare che sicuramente dovesse trattarsi di qualche motivo fonte di "disgrace" (p. 22). Tutti gli uomini del romanzo fanno parte della stessa rispettabile classe sociale e sono dei tipici rappresentanti del mondo patriarcale del tardo vittorianesimo. Non ci sono mogli o donne e gli unici legami sono quelli professionali; in questa società maschilista un supposto legame di tipo diverso tra due uomini viene considerato decisamente pericoloso, decisamente anormale, ma allo stesso tempo suscita una pruriginosa curiosità. Utterson va a caccia di maggiori indizi di questo legame fuori dalle regole, pronto a rabbrividire di sdegno e di disagio: crede di riconoscere regali di un buon gusto da parte Jekyll nei bei particolari dell'arredamento della casa di Hyde, teme per l'amico Jekyll che fiduciosamente concede a Hyde familiarità e l'accesso alla propria casa, si sente gelare pensando "of this creature stealing like a thief to Harry's bedside" (p. 40), interpreta il risentimento di Lanyon per Jekyll come qualcosa di più del risultato di una divergenza di vedute fra due uomini che erano stati così legati in passato.
Delle supposte perversioni di Hyde, quella dell'omosessualità non è certo l'unica, né la più pronunciata. La componente sadica viene più volte associata al suo comportamento, soprattutto nei confronti del sesso femminile. Non è possibile dire con certezza se il calpestamento della bambina fosse in realtà una metafora del periodo vittoriano per indicare invece un abuso di tipo sessuale; allo stesso modo, il manrovescio vibrato alla donna che gli aveva offerto dei fiammiferi (altra metafora per dire sé stessa?) può essere considerato la manifestazione di una sfera sessuale turbata. Cercando di esplicitare quelli che in Stevenson sono solo degli accenni, in epoca recente i rapporti che Hyde intrattiene con l'universo femminile vengono interpretati investendoli di una spiccata valenza sessuale e sottolineandone la brutalità nonché la sottomissione impotente a cui la donna è assoggettata. Nella trasposizione filmica dell'opera di Stevenson 5 i registi introducono i personaggi femminili della fidnzata e della prostituta, inesistenti nel romanzo, per meglio rappresentare il comportamento di Hyde: mentre Jekyll con la donna che appartiene al proprio rango sociale si attiene alle regole del perfetto gentiluomo, Hyde sfoga i peggiori istinti con le donne "inferiori".
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Nella pellicola del 1920 Mr Hyde tenta un rapace approccio con una ragazza di uno squallido bordello
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Jekyll non riesce più a contenere il proprio io nascosto; pur trasformato in Hyde non esita ad avvicinarsi alla fidanzata
Del resto, tornando al testo, l'attribuzione di tale valenza sessuale e anti-femminile non deve essere poi così sbagliata se poco prima dell'irruzione nello studio il maggiordomo assimila il pianto che sente provenire dall'interno a quello di una donna o di un'anima dannata.
Jekyll nella propria confessione ammette che durante le trasformazioni egli era una creatura maligna che si esaltava "drinking pleasure with bestial avidity from any degree of torture to another" (p. 148). Tra le efferatezze commesse con soddisfazione sadica, una in particolare viene posta in evidenza con una certa dovizia di dettagli, forniti dalla donna che dalla finestra era stata atterrita testimone oculare di tutta la scena: senza motivo apparente, alla richiesta di indicazioni (ulteriore metafora che cela un tentativo di approccio?), Hyde si era avventato su quel gentiluomo che sembrava "to breathe such an innocent and old-world kindness of disposition, yet with something high too, as of a well-founded self-content" (p. 50), abbattendolo con una mazzata e poi calpestandolo ripetutamente tanto che "the bones were audibly shattered and the body jumped upon the roadway" (p. 50). Dal canto suo Jekyll annota la gioia di malmenare "the unresisting body, tasting delight from every blow" (p. 158). Di pari passo alla sua evoluzione nella trasformazione, processo che gli andava risultando progressivamente più facile, Jekyll constata anche un'evoluzione nei propri piaceri: inizialmente indecorosi, essi "soon began to turn towards the monstrous" (p. 146), per cui al ritorno da quelle scorribande spesso si ritrovava "plunged into a kind of wonder" (p. 146) di fronte alla propria depravazione. Piuttosto che appartenere a un essere umano tali impulsi sembrano essere propri di un animale: per il modo con cui si muove Hyde è assimilato più volte a una scimmia, mentre d'altro canto è stato osservato che egli è anche raffigurato da Stevenson con caratteri propri dei vampiri, visto che assorbe avidamente godimento nel torturare le proprie vittime. Jekyll è il suo bersaglio favorito, che viene divorato e svuotato dalla febbre di Hyde e lasciato debole nel corpo e nello spirito. Come uno strano animale ermafrodita, Hyde ha generato sé stesso da questo rapporto vampiresco con Jekyll; anche se Jekyll per un certo periodo riesce a sfuggire alla lusingante idea del potersi trasformare in Hyde a proprio piacimento, così come tutti coloro che sono stati morsicati da Dracula non riesce poi però ad avere pace e rimane sopraffatto al di là della propria volontà pur provando orrore, nei momenti di lucidità, di quello in cui si sta trasformando. Resta comunque ambigua la paternità che ha dato vita ad Hyde. Quest'ultimo è estremamente vitale e cerca di ottenere maggiore autonomia sopraffacendo Jekyll. E' un rapporto tormentato tra padre e figlio e l'analisi freudiana ha saputo rilevare quanta parte abbiano rapporti non risolti a livello di corretto sviluppo della sessualità. " Jekyll had more than a father's interest; Hyde had more than a son's indifference" (p. 154). Mentre Jekyll bada a sistemare le cose in modo tale che Hyde potesse comunque rimanere protetto e potesse usufruire di quanto possedeva, Hyde non si preoccupa minimamente che i propri atti potessero in qualche modo danneggiare Jekyll. Addirittura nell'ultimo periodo egli si prende gioco di Jekyll: brucia l'immagine del padre del dottore e scrive commenti blasfemi sui margini di testi di argomento religioso. Come già detto, progressivamente le trasformazioni prendono ad avvenire senza più alcun atto di volontà di Jekyll. E' durante il sonno, quando tutti gli schermi inibitori sono disattivati e riemerge il vero sé, che si innesca il processo di trasformazione, o anche, nei momenti di maggiore compiacimento verso se stesso; insomma, Jekyll non può più tornare indietro. Hyde il primitivo, Hyde il barbaro animale è riuscito a prendere il sopravvento sullo stimato professionista.
Se la natura dei crimini commessi da Jekyll/Hyde può anche avere coinvolto trasgressioni di carattere sessuale o perversioni intese come ricerca del piacere a prescindere dall'atto sessuale volto al concepimento, la colpa principale di cui si è macchiato è quella dell'ipocrisia; un tantino inquietante per il lettore della sua epoca è la considerazione a cui Hyde perviene: "...after all, ... I was like my neighbours" (p. 162), un prossimo pigramente crudele nella sua indifferenza. C'è da domandarsi se anche il lettore moderno possa sentire di avere la coda di paglia a una simile affermazione.
N O T E(1) Cit. in JOZEF FALINSKI, Introduzione a R. L. STEVENSON, The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde and other stories, CIDEB, Rapallo 1992, p. xiv.
(2) Ibid, p. xxx.
(3) Cfr. JOSEPH BRISTOW, Sexuality, Routledge, London 1997: per le teorie di Krafft-Ebing da pag. 26 a pag. 33, per quelle di Freud da pag. 62 a pag. 83.
(4) Tutte le pagine tra parentesi si riferiscono a R. L. STEVENSON, The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, Vignola , Roma 1997.
(5) Delle varie edizioni, si fa riferimento in particolare a Dr. Jekyll and Mr. Hyde, regia di John S. Robertson con John Barrymore, Martha Mansfield, Brandon Hurst, Nita Naldi, Charles Lane - USA, 1920, e a Dr. Jekyll and Mr. Hyde, regia di Rouben Mamoulian con Fredric March (che meritò l'Oscar come migliore attore per questa interpretazione), Miriam Hopkins, Rose Hobart, Holmes Herbert, Halliwell Hobbes, Edgar Norton - USA, 1932.