BIBLIOGRAFIA
L'interesse femminista per la psicoanalisi ha contribuito in maniera significativa al dibattito sulla "diversità", che ha coinvolto molte teoriche femministe intorno agli anni Ottanta. Queste si interessarono non più solo alle differenze tra donne e uomini, ma si volsero a considerare anche quelle differenze di età, classe, etnia e sessualità che spesso si frapponevano fra le donne che cercavano di liberarsi dall'oppressione patriarcale. Ciononostante, la teoria femminista è stata spesso accusata di aver limitato il proprio interesse ad un gruppo ristretto di donne del pianeta, ossia alle donne bianche, di classe media e residenti nelle metropoli. Tutto ciò non ha fatto che rafforzare il potere patriarcale su un altro terreno: quello razziale. Ignorando nei loro studi le donne di colore, le scrittrici del diciannovesimo secolo hanno riprodotto, come afferma Hazel V. Carby nel suo saggio "Lynching, Empire, and Sexuality in Black Feminist Theory," un ordine gerarchico di tipo razzista. Persino alcuni degli studi più recenti ed innovativi sulla sessualità continuano a relegare le donne di colore a paragrafi e fonti secondarie. Specialmente nel passato, tutto ciò ha fatto sì che mentre le donne bianche erano intente a combattere per la libertà, quelle di colore erano costrette a condurre una campagna che conferisse loro rispettabilità e dignità.
Gli anni Novanta del Diciannovesimo secolo furono un periodo di attività e produttività intense per le intellettuali Afro-Americane, impegnate nel tentativo di definire i parametri di "gender", razza ed autorità patriarcale. Il loro interesse era indirizzato ai vari aspetti dell'organizzazione sociale dell'oppressione e si concentrava particolarmente sulla "questione femminile": il compito delle donne di colore doveva essere quello di ristrutturare la società, a partire dall'ambito domestico fino ad arrivare all'estensione del suffragio alle donne.
Fin dal principio però la collaborazione tra donne bianche e donne di colore fu estremamente scarsa. Le organizzazioni delle donne bianche si indirizzavano presumibilmente all'esperienza di tutte le donne, in realtà il concetto di uguaglianza sociale non faceva che implicare un'associazione forzata tra le razze. Le donne bianche furono così aspramente criticate dalle loro "sorelle di colore" in quanto, opponendosi esclusivamente ai parametri delle loro restrizioni domestiche, rafforzavano il provincialismo del loro movimento, mantenendo inoltre intatto quel sistema di oppressione patriarcale che invece avrebbero dovuto combattere.
Le femministe di colore del Diciannovesimo secolo ci hanno lasciato in eredità diverse teorie che mettono in rilievo come il corpo della donna Afro-Americana sia stato colonizzato dal potere maschile bianco, che inoltre distruggeva quegli uomini di colore che tentavano di esercitare un'opposizione al controllo patriarcale dei bianchi. L'uomo di colore, dunque, quando accusato di minacciare il corpo delle donne bianche (frequenti erano all'epoca le denunce di stupro da parte dei neri nei confronti di queste ultime) viene linciato, e quindi annientato non solo fisicamente, ma anche politicamente, economicamente e socialmente.
Nella battaglia per il controllo del corpo delle donne, il femminismo nero di fine Ottocento ha dunque sottolineato la necessità di stabilire relazioni dialettiche tra potere politico e potere economico, tra quest'ultimo e potere sessuale. Tale battaglia doveva essere caratterizzata dalla redenzione, dalla riappropriazione e dalla reclamazione del corpo della donna Afro-Americana. Le femministe di colore espansero così i limiti della concezione convenzionale di femminilità considerando relazioni sovversive tra donne, maternità al di fuori del matrimonio e sottolineando il fatto che gli uomini dovevano essere dei partners e non dei "patriarchal fathers".
L'effettiva spaccatura tra femminismo bianco e femminismo nero sorse comunque nel Ventesimo secolo, in seguito ad una crisi nata proprio all'interno del Women's Liberation Movement . Le donne di colore sentivano di avere un ruolo decisamente irrilevante all'interno del movimento, che limitava il proprio interesse alla questione femminile, trascurando problemi quali la povertà, il razzismo e l'omosessualità, considerati particolarmente importanti dalle femministe di colore. Le donne Afro-Americane, avvertendo così di essere implicitamente considerate inferiori, decisero di rendersi autonome dal femminismo bianco.
Un simile atteggiamento delle donne bianche ha evidenziato come esse abbiano interiorizzato il sistema patriarcale, rendendosi così complici di quel sistema che, oltre ad opprimere le donne di colore, opprimeva anche loro stesse. Tale paradosso ha fatto sì che il femminismo nero percorresse autonomamente la sua strada, raggiungendo risultati positivi. Esso ha infatti dimostrato che "nessuno può pretendere di parlare per l'altro" e che "le oppressioni di classe, di sesso e di razza sono subite non isolatamente ma simultaneamente."
Il Women's Liberation Movement nacque dal movimento per i diritti civili degli anni Sessanta, inizialmente concentrato sulle problematiche razziali e sull'acquisizione di dignità da parte dell'uomo di colore che, in quanto privo del potere economico necessario al mantenimento ed alla protezione della sua famiglia, non veniva considerato un "vero uomo". Intorno agli anni Settanta, il maschilismo e la misoginia che pervadevano il movimento per i diritti civili suscitarono l'opposizione delle donne Afro-Americane, le quali, oltre a denunciare aspramente il sessismo che lo caratterizzava, evidenziarono il fatto di essere soggette a tre forme di oppressione: di genere, razziale ed economica.
Le Afro-Americane, data l'impossibilità di considerare allo stesso modo chi subisce un'oppressione legata esclusivamente al genere e chi, come loro, subisce una triplice oppressione, sottolineano dunque la distinzione tra femminismo bianco e femminismo nero. Per loro è quindi impossibile proporre la "sisterhood" come "unica base per una lotta comune di tutte le donne." Esse sostengono invece con fermezza la necessità di combattere contemporaneamente ogni genere di oppressione, senza limitarsi alla difesa degli interessi delle donne.
Il giogo dell'oppressione patriarcale nelle sue diverse forme (nel matrimonio, in amore, nell'aspetto economico ed in quello religioso) è ampiamente descritto da Alice Walker in The Color Purple (1983). In questo romanzo l'autrice mostra cosa significa essere donne povere e di colore nel sud rurale americano della prima metà del Ventesimo secolo. Il suo scopo infatti, secondo il saggio di Mae G. Henderson "The Color Purple : Revisions and Redefinitions," è stato non solo quello di creare e controllare immagini letterarie di donne Afro-Americane, ma di rappresentare e dare voce a queste donne, così a lungo fatte tacere ed emarginate sia nella vita che nella letteratura.
The Color Purple è un romanzo epistolare, una serie di lettere scritte da Celie, la protagonista, inizialmente a Dio, in seguito alla sorella Nettie ed infine a Dio, alle stelle, agli alberi, al cielo, ai popoli, a "Everything". Ma se, come genere, il romanzo epistolare inglese, in quanto forma inventata da autori che scrivono sulle donne, incarna il controllo maschile delle immagini letterarie femminili, la Walker, appropriandosi di questa forma tradizionalmente dominata dagli uomini e tematizzando le vite e le esperienze di un gruppo ristretto di donne, sovverte il tradizionale codice maschile eurocentrico che regna sulle convenzioni letterarie di tale genere.
Pur adottando la forma epistolare, che nel Diciottesimo secolo era la forma utilizzata dal "sentimental novel", l'autrice modifica i codici e le convenzioni del genere. Celie è vittima di un abuso sessuale, proprio come generalmente lo era la "Pure Maiden" del romanzo sentimentale. A quattordici anni, infatti, l'eroina del romanzo è violentata dal patrigno, che, dopo averle provocato due gravidanze, la fa sposare ad un vedovo, Mister B----. Celie, costretta a lavorare nei campi e a prendersi cura dei quattro figli del marito, è sfruttata, picchiata e virtualmente ridotta in schiavitù da quest'ultimo. Il cambiamento delle convenzioni del "novel of sentiment" è però reso evidente da quei brani che descrivono le due "ispezioni" che Mister B---- effettua nei confronti di Celie prima del matrimonio:
She ugly. He say. But she ain't no stranger to hard work. And she clean. And God done fixed her. You can do everything just like you want and she ain't gonna make you feed it or clothe it.
He say, Let me see her again.
Pa call me...Like it wasn't nothing. Mr. B---- want another look at you.
I go stand in the door. The sun shine in my eyes. He's still up on his horse. He look me up and down.
...Turn round Pa say.
I turn round.
Tutto ciò rappresenta un ironico capovolgimento della "fairy tale" in cui l'eroico cavaliere arriva in soccorso della dama in pericolo. Questi due brani riecheggiano tristemente le vendite all'asta degli schiavi, e lo status di Celie è proprio quello della schiava --sottomessa prima al patrigno e poi al marito-- costretta ad esplicare i lavori domestici, dei campi ed ovviamente sessuali.Per Alice Walker, la schiavitù e le conseguenze che questa implica sono le cause dell'oppressione esercitata dagli uomini nei confronti delle donne, dai bianchi nei confronti dei neri, dai potenti nei confronti dei deboli. Ciò che l'autrice cerca di dimostrare con questo romanzo è la necessità di combatterla nell'ambiente familiare, nella comunità e nella società.
L'oppressione patriarcale è esemplificata, in The Color Purple , da Mister B---- (il cui nome è Albert), che tenta di imporre il proprio dominio sulla moglie e sui figli. "He beat me like he beat the children," scrive Celie ed Albert dichiara al figlio che "Wives is like children. You have to let'em know who got the upper hand. Nothing can do better than a good, sound beating." Tale modello di sottomissione è stato però già stabilito dal padre dello stesso Albert, che ha dissuaso il figlio dallo sposare Shug Avery, l'unica donna veramente amata da quest'ultimo. Nonostante questa intromissione paterna abbia influito negativamente sulla vita di Albert, a sua volta egli tenta di impedire al figlio, Harpo, di sposare la donna amata, Sofia. Questo schema patriarcale viene seguito anche da Harpo, il cui tentativo di picchiare la moglie avrà però effetti disastrosi per lui.
Celie si sottomette completamente all'autorità maschile e accetta passivamente la sua subordinazione al padre ed al marito perché questo è quanto le è stato insegnato. Così facendo, obbedisce ad un sistema di valori che rafforza le nozioni convenzionali di razza, classe, sesso e che la relega ad uno status subordinato. Ella ha talmente interiorizzato il principio della dominazione maschile che, quando Harpo le chiede cosa fare per modificare il comportamento di Sofia, risponde semplicemente: "Beat her." Quando però successivamente vede il volto di Harpo pieno di lividi, Sofia diventa il suo primo modello di resistenza alla sottomissione sessuale.
La moglie di Harpo è descritta come una donna forte e ribelle, una sorta di amazzone che non si cura minimamente delle rigide definizioni di "gender". E' stata abituata a combattere gli uomini della sua famiglia e non si limita in seguito a resistere ai tentativi di sottomissione da parte di Harpo, ma viene imprigionata per aver risposto in maniera sgarbata alla moglie del sindaco e per aver colpito il sindaco stesso, dopo che questi l'aveva schiaffeggiata a causa della sua impudenza. Al contrario di Sofia, Celie è stata abituata ad accettare qualsiasi sopruso, e la sua passività di fronte ad essi è totale. Questo è evidente nella conversazione che ha con Sofia in seguito all'episodio della violenta lite tra questa ed il marito:
I used to git mad at my mammy cause she put a lot of work on me...Couldn't stay mad at her. Couldn't be mad at my daddy cause he my daddy. Bible say, Honor father and mother no matter what. Then after a while every time I got mad, or start to feel mad, I got sick. Felt like throwing up. Terrible feeling. Then I start to feel nothing at all.
L'appartenenza di Celie ad uno status inferiore è ulteriormente convalidata dalla sua visione di Dio, da lei immaginato come "big and old and tall and greybearded and white." Associando così la sua nozione di divinità ad una figura di uomo bianco, Celie accetta il trattamento che, in quanto donna di colore, le è riservato in una cultura sessista e razzista. Ella non solo accetta una "theology of self-denial", ma attribuisce scarsa importanza ad un mondo che riflette la sua immagine quale "black...pore...a woman...nothing at all."Le donne di The Color Purple si distaccano però notevolmente da quelle dei "sentimental novels". Se queste ultime solitamente spirano o comunque soccombono --per lo meno nella forma-- alla condizione patriarcale, le prime rivoluzionano le basi delle relazioni, dei codici e dei valori del loro mondo, rafforzando ed estendendo nello stesso tempo i confini dell'amicizia femminile. Uno dei mezzi per creare questo senso di solidarietà tra donne è sicuramente il "quilting". Tale attività artigianale, che consiste nel cucire insieme vari pezzi di stoffa fino a formare una coperta, non è solo un momento di comunione tra donne, ma anche un momento in cui le donne possono esprimere la loro creatività. I legami femminili vengono comunque mantenuti e rafforzati anche tramite contatti più fisici. Celie sacrifica il proprio corpo per salvare la sorella Nettie, che altrimenti sarebbe stata a sua volta vittima degli abusi del padre; Mary Agnes, la seconda moglie di Harpo, riesce a far uscire di prigione Sofia solo dopo essere stata violentata dal sovrintendente del carcere; infine il rapporto fra Shug e Celie è un rapporto sia di amicizia che di amore.
Paradossalmente è proprio Albert a presentare Shug Avery, in precedenza la sua amante, a Celie. Shug è una "blues singer", il cui stile di vita avventuroso ed indipendente è in netto contrasto con quello assolutamente privo di libertà di Celie. Buona parte del suo fascino è legato, oltre che alla sua avvenenza fisica, proprio all'attività di cantante, che le permette di dare libero sfogo alla sua creatività. L'amicizia fra le due donne farà sì che Celie passi da relazioni, col patrigno e col marito, basate su abusi sessuali e sfruttamento lavorativo, ad un rapporto amoroso ed erotico con Shug, che le insegnerà a rispettare e conoscere i misteri del suo corpo.
Benché abbia avuto due figli, Celie non ha mai avuto una relazione d'amore. Fino a che Shug non la conduce a conoscere la sua sessualità e ad apprezzare la bellezza del suo corpo, lei rimane completamente ignara dei piaceri che il sesso può procurare: "I [Celie] don't know nothing about. Mr.---- clam on top of me, do his buisiness, in ten minutes us both sleep." Celie non ha mai provato piacere durante i rapporti con Albert, per questo è rimasta "still a virgin." Shug l'aiuterà però a prendere dimestichezza col suo corpo e ad acquisire autostima
[Shug] say, Here, take this mirror and go look at yourself down there, I bet you never seen it, have you?
Naw...
I stand there with the mirror.
She say, What, too shame even to go off and look at yourself?...
You come with me while I look, I say.
And us run off to my room like two prankish girls...
I lie back on the bed and haul up my dress. Yank down my bloomers. Stick the looking glass tween my legs. Ugh. All that hair. Then my pussy be black. Then inside look like a wet rose.
It a lot prettier than you thought, ain't it? she say from the door.
It mine, I say. Where the button?
Right up near the top, she say. The part that stick out a little.
I look at her and touch it with my finger. A little shiver go through me. Nothing much. But just enough to tell me this the right button to mash. Maybe.
She say, While you looking, look at your titties too. I haul up my dress and look at my titties. Think bout my babies sucking them.
Remember the little shiver I felt then too. Sometimes a big shiver.
Contrariamente agli uomini, che hanno sempre oppresso Celie, Shug non vuole dominarla. Questo consente a Celie di instaurare con quest'ultima una relazione che da materna (Celie si era presa cura di Shug, afflitta dal "nasty woman's disease") si trasforma in erotica. Celie impara non solo a vedersi bella, ma anche ad amare un'altra persona. La scoperta della sua sessualità e lo scoprirsi innamorata la aiutano ad acquisire, seppur lentamente, indipendenza e sicurezza.
La protagonista di The Color Purple comincia a modificare il suo modo di concepire Dio e gli uomini, e quindi a ribellarsi al ruolo fino ad allora rivestito in un sistema patriarcale, quando, grazie all'aiuto di Shug, scopre le lettere della sorella che Albert le aveva nascosto. Viene così a sapere che Nettie ed i suoi figli sono in Africa, che il suo vero padre è stato linciato e che questo episodio di violenza ha fatto impazzire la madre. Questo scuote la fede di Celie in Dio e la porta a scrivere che "...the God [she] been praying and writing to is a man. And act just like the other mens [she] know. Trifling, forgetful and lawdown." Da questo momento le sue lettere non saranno più indirizzate a Dio, bensì alla sorella Nettie.
L'opposizione di Celie all'autorità patriarcale di Dio e del marito favorisce l'affermazione dei suoi diritti sia nella scrittura che nel dialogo con la comunità. La corrispondenza con Nettie le permetterà di formare la sua identità e di meditare in maniera più approfondita sul suo "sense of self." Ma se il potere della scrittura, enfatizzato dalla corrispondenza fra le sorelle, consente a Celie di affermare la sua identità, il potere della parola le consente di affermare la sua autonomia. E' infatti la maledizione lanciata ad Albert che, rompendo definitivamente il rapporto di dipendenza e sottomissione di Celie nei suoi confronti, la libera dal sistema di oppressione patriarcale.
Le lettere di Nettie mostrano l'affinità esistente tra la condizione delle donne di colore nel sud degli Stati Uniti e le donne Africane. Anche in Africa, infatti, esse occupano una posizione subordinata all'interno di una società patriarcale. La scelta di Tashi, una ragazza della tribù Olinka che sposerà il figlio di Celie, di sottoporsi a rituali di mutilazione quali la clitoridectomia e la scarificazione, mostra la duplice oppressione, razziale e sessuale, cui sono soggette le donne di colore. Tashi si sottopone a queste mutilazioni per conservare la propria identità e la propria cultura di fronte agli abusi dei bianchi nei confronti delle tradizioni del suo villaggio. Tali rituali, però, mantengono quello stato di sottomissione che in occidente caratterizza i rapporti tra bianchi e neri. Clitoridectomia e scarificazione simbolizzano dunque la degradazione della donna di colore nella cultura patriarcale ed evidenziano la sua condizione di vittima.
In The Color Purple , il patriarcato viene aspramente criticato in quanto struttura sociale che rafforza la dominazione maschile sulle donne, eppure esso non influenza e controlla il desiderio e l'espressione sessuale. La scoperta da parte di Celie della sua omosessualità e il rapporto sessuale con Shug favoriscono la sua resistenza all'oppressione maschile, ciononostante Albert non ha la minima difficoltà ad accettare il desiderio della moglie per un'altra donna. Paradossalmente, il desiderio sessuale, che ha il potere di sovvertire una struttura sociale oppressiva, non è considerato pericoloso. Esso è però completamente assente alla fine del romanzo: Celie, sedotta e tradita da Shug, non può esprimere il suo desiderio in pratiche sessuali; Shug, che ha sempre temuto di perdere la sua abilità di usare il sesso come mezzo per attrarre e controllare gli uomini, deve a sua volta rinunciarvi.
Il desiderio sessuale, inizialmente evocato nel romanzo come una forza sovversiva, dopo aver permesso ai protagonisti di rompere definitivamente con le convenzioni (la passione di Albert per Shug trascende la sfera coniugale; l'accettazione da parte di Celie del suo desiderio per un'altra donna la porta a rifiutare l'eterosessualità; i rapporti sessuali di Shug con partners diversi rappresentano una sfida alla nozione di coppia monogama) viene soppresso. La Walker costruisce dunque un mondo ideale di amore e devozione, privo di tensioni erotiche e di piacere sessuale. Non riuscendo a conciliare sesso e potere, la Walker sostituisce la brama per il "sexual pleasure" con un erotismo metafisico, che, in base a quanto sostiene bell hooks, è "animated by a vision of the unity of all things, by the convergence of erotic and mystical experience."
Il romanzo della Walker rappresenta una minaccia maschile che deve essere contenuta e trasformata. Per sottolineare la sovversione dell'ordine patriarcale, l'autrice mette in evidenza il cambiamento di Albert: da oppressore a "enlighted being" che si distacca completamente da quell'ordine sociale fallocentrico che traeva maggior forza dall'oppressione sessuale delle donne. La sua metamorfosi ha inizio con la maledizione di Celie, che ha il potere di renderlo debole e "desexualized"
I curse you, [Celie] say...
I say, Until you do right by me, everything you touch will crumble...
Until you do right by me... everything you even dream about will fail...
Every lick you hit me you will suffer twice...Then I say, You better stop talking because all I am telling you ain't coming just from me. Look like when I open my mouth the air rush in and shape words...
The jail you plan for me is the one in which you will rot...
A dust devil flew up on the porch between us, fill my mouth with dirt. The dirt say, Anything you do to me, already done to you.
Albert guarirà dallo stato di prostrazione causato da tali parole e dalla partenza di Celie solo dopo averle spedito le rimanenti lettere di Nettie. Celie non ha dunque solo il potere di liberarsi, tramite questa maledizione, dall'oppressione di Albert, ha anche la forza di salvargli la vita.
Alla fine del romanzo Celie e Albert si riconciliano ed il loro legame si rinnova, trasformandosi in una relazione priva di tensioni erotiche, basata non su una reciproca attrazione, bensì su un condiviso desiderio sessuale nei confronti di Shug. La comune passione per quest'ultima ed il suo tradimento nei confronti di entrambi permette loro di instaurare un rapporto di amicizia:
Then the old devil [Albert] put his arms around me [Celie] and just stood there on the porch with me real quiet. Way after while I bent my stiff neck onto his shoulder. Here us is, I thought, two old fools left over from love, keeping each other company under the stars.
L'esperienza sessuale tra Shug e Celie non minaccia dunque i rapporti uomo-donna e non esclude la necessità per le donne di avere relazioni intime con gli uomini. Il tema dominante di The Color Purple è la solidarietà e l'amicizia tra donne, simbolizzata specialmente dal rapporto tra Shug e Celie. I legami femminili, fondati sulla cooperazione e sulla complementarietà, scuotono lo schema gerarchico che caratterizza le relazioni tra uomini e donne, i cui ruoli, alla fine del romanzo, vengono ridefiniti. La Walker suggerisce infatti, tramite l'esempio di Albert e Harpo che giungono ad includere tra i loro interessi attività quali il cucito e la cucina, che uomini e donne necessitano di "gender roles" meno rigidi per vivere insieme e per sentirsi appagati. La rigidità di tali ruoli viene sconvolta proprio da Celie durante un dialogo con Albert:
Mr.---- ast me the other day what is I love so much bout Shug. He say he love her style. He say to tell the truth, Shug act more manly than most men. I mean she upright, honest. Speak her mind and the devil take the hindmost, he say. You know Shug will fight, he say. Just like Sofia. She bound to live her life and be herself no matter what.
Mr.---- think all this is stuff men do. But Harpo not like this, I tell him. You not like this. What Shug got is womanly it seem like to me. Specially since she and Sofia the ones got it.
L'amicizia tra Albert e Celie, dunque, rende possibile l'eliminazione del sessismo dalla loro relazione e favorisce la soppressione del patriarcato, la cui minaccia cessa proprio quando Albert, divenendo amico di Celie, assume un ruolo "femminile". Bell Hooks però, nel suo saggio "Writing the Subject: Reading The Color Purple ," sostiene che l'ordine sociale fallocentrico rimane intatto fuori dalla sfera delle relazioni private. Ella ritiene infatti che il fallo, quale simbolo del potere maschile, continua ad essere presente tramite i pantaloni cuciti da Celie per uomini e donne. La nozione di "gender", contrariamente a quanto affermato dalla Henderson, non viene dunque rivoluzionata secondo lei, bensì viene reso possibile l'accesso delle donne al potere attraverso una "rappresentazione fallica simbolica."
Il romanzo fornisce, comunque, un modello di relazione "a tre" in cui le donne, oltre ad essere complementari anziché in competizione, hanno raggiunto una condizione di parità con gli uomini. Il sistema di oppressione patriarcale viene dunque rivoluzionato grazie al raggiungimento di una maggiore autonomia da parte delle donne (Celie diventa proprietaria del negozio del padre naturale, Shug e Mary Agnes si esibiscono in pubblico come "blues singers") ed alla nascita di più intime relazioni tra gli uomini (Harpo cura e guarisce il padre in maniera "materna"), i quali si spostano sempre più verso la sfera domestica e privata.
The Color Purple si chiude con una grande riunione familiare, la cui occasione è fornita dalla festa del 4 Luglio, giorno in cui "White people busy celebrating they independence from England...so black folks don't have to work [and] can spend the day celebrating each other." Questo raduno tra parenti, amici e amanti rappresenta sia l'integrazione delle diverse personalità, sia la riconciliazione delle differenze di "gender". La riconciliazione di questa comunità è stata resa possibile, in ultima analisi, da Celie e dalla sua ribellione al giogo patriarcale, che ha stimolato, direttamente o indirettamente, il cambiamento dei vari personaggi. Celie è dunque un esempio di donna che, liberandosi dall'oppressione, si riscatta e riesce a raggiungere autonomia ed autostima. La sua affermazione conclusiva "us so happy...I think this the youngest us ever felt," sottolinea così il suo ruolo edificante all'interno del romanzo.
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