Rappresentazioni della sessualità nella letteratura anglo-americana:
The Turn of the Screw

di Cristina Cerutti






"I quite agree-in regard to Griffin's ghost, or whatever it was-that its appearing first to the little boy, as so tender an age, adds a particular touch. But it's not the first occurrence of its charming kind that I know to have been concerned with a child. If the child gives the effect another turn of the screw, what do you say to two children?" "We say of course", somebody exclaimed, "that two children give two turns! Also that we want to hear about them."

("Convengo pienamente-nei riguardi del fantasma di Griffin o di quel che fosse-che il suo apparire dapprima al bambino, e di un'età così tenera, aggiunge alla vicenda un fascino particolare. Ma, per quanto ne so, non è la prima volta che un fenomeno tanto affascinante coinvolge un bambino. Se la presenza di un bambino dà l'effetto di un altro giro di vite, che direste di due bambini?" "Diremmo, naturalmente,", esclamò qualcuno, "che darebbero due giri di vite! E anche che vogliamo conoscerne la storia.")



La vigilia di Natale , un gruppo di amici, riunito intorno a un fuoco, si sta narrando storie raccapriccianti in un crescendo di divertito orrore. Nella cornice del racconto di un primo, innominato, narratore, anticipando fin dagli esordi la complessa ragnatela di rapporti che si svilupperanno all'interno del romanzo, si frappone Duglas, quasi un narratore delegato, non si sa se del primo "io", quello della cornice, forse James stesso, o del secondo "io", altrettanto innominato, quell'istitutrice che racconterà la storia vera e propria, ma solo in senso quantitativo, perché "vera e propria" è forse soltanto la premessa, una premessa che è tutto ciò che di sicuramente reale, di non esclusivamente immaginario, James riferirà.

Duglas racconta una storia, che gli è stata raccontata da una persona di cui, molto probabilmente, era stato innamorato, ai tempi in cui lei lavorava come istitutrice di sua sorella. Questa implicazione emotiva conduce, inevitabilmente, ad una alterazione dei fatti, alla reticenza ed alla copertura. L'istitutrice stessa era stata, sicuramente, innamorata del suo datore di lavoro e la catena delle seduzioni, delle dipendenze, delle appropriazioni morali si complica al punto da presentarsi come infinita; il tema della seduzione fu capitale in James, insieme a quello del vampirismo, dell'amore cannibalistico. All'arrivo del plico, che contiene l'annunciato racconto, Duglas comincerà a leggere la storia di una giovane donna, contattata da un uomo, che lei stessa descriverà con termini estatici, e da lui assunta come istitutrice dei suoi due nipotini orfani, Miles e Flora. La ragazza, giovane figlia del parroco di un piccolo paese, non rivedrà mai più il suo datore di lavoro, l'uomo che l'ha colpita così tanto da renderle accettabile la smisurata responsabilità che le impone; dovrà badare ai due bambini in totale autonomia, assumendosi il peso di ogni decisione, senza disturbarlo mai. Dopo un viaggio sufficientemente lungo da stimolarle contrastanti riflessioni, prima di dubbio e ripensamento, poi di sollievo e senso di sicurezza, l'istitutrice giunge alla casa, la cui grandiosità umilia, al confronto, la sua modesta dimora e fa la conoscenza di una amichevole Mrs.Grove, l'anziana governante, piena di dignità, che la accoglie con riguardo e deferenza, e della piccola, incantevole Flora, la più bella bambina che lei abbia mai visto.

Nonostante la positività della situazione, i rapporti umani distesi, la sua camera solenne e spaziosa, una delle migliori della casa, l'istitutrice è tesa e nervosa e avverte rumori innaturali; prima il pianto di un bambino, poi dei passi leggeri davanti alla sua porta. Sebbene "The Turn of the Screw" sia stato suscettibile, fin dal suo esordio, di interpretazioni diverse e conflittuali, l'instabilità nervosa e la tendenza all'ansia e all'isteria sono state considerate da tutti i critici un tratto essenziale della personalità della protagonista, una peculiarità del suo carattere, che prescinde dall'inquietante situazione che si trova a vivere, in cui viene travolta dagli eventi o dalla sua stessa autosuggestione. Freud, nei suoi "Studi sull'Isteria", pubblicati nel 1895, identificò le origini di questo problema, fino ad allora classificato come disturbo esclusivamente neurologico, nei sentimenti di conflitto e di frustrazione sessuale.

L'arrivo di Miles, un fanciullo di dieci anni, che apparirà all'istitutrice bello e affascinante quanto la sorellina di otto, è preceduto da una lettera allarmante ed enigmatica, che giunge dalla sua scuola. E' stato espulso dal collegio, ma la precisione del direttore nel notificare tale provvedimento disciplinare non prosegue nell'elencarne le motivazioni. A nulla vale l'insistente interrogatorio a cui l'istitutrice sottopone una recalcitrante Mrs.Grove, al fine di chiarire l'oscura questione; la governante è molto vaga sulla eventuale indisciplina di Miles, così come accenna appena alla sua istitutrice precedente, deceduta. Miles conquista la giovane donna, che prende per assurda la decisione del direttore del collegio e sceglie di non avvertire lo zio del piccolo dell'increscioso accaduto; troverà la soluzione senza scomodarlo, come egli stesso le aveva imposto di fare, assumendola. L'istitutrice si compiace di sé, è orgogliosa e felice del suo coraggio e sogna che lo zio dei suoi allievi venga un giorno a conoscenza della sua eccezionalità.

Se la frustrazione sessuale dell'istitutrice può essere dimostrata o ancora confutata, a seconda dei punti di vista, il suo innamoramento, immaturo e adolescenziale, per il suo bellissimo datore di lavoro è già indiscutibilmente un dato di fatto ed è lei stessa a testimoniarlo con dichiarazioni ben poco implicite, soprattutto alla luce della personalità di una ragazza tanto immersa nell'atmosfera opprimente del Puritanesimo, che vedeva nell'attrazione fisica provata da una donna, nei suoi normali istinti sessuali, il marchio della malattia mentale. La donna sana di mente aveva scarso istinto sessuale; in caso contrario, non era sana di mente.

Archiviata la lettera e posticipata una decisione in merito, le vere difficoltà per l'istitutrice cominciano con la prima apparizione; un uomo sconosciuto, certamente non il padrone, ma altrettanto bello, si materializza in cima alla torre. Una seconda apparizione, dalla finestra della sala da pranzo, spinge la giovane a parlarne a Mrs.Grove.

Ancora una volta, il dialogo che intercorre tra la giovane e l'anziana governante è essenzialmente costituito da non detti, sottintesi, imbeccate e deduzioni soggettive e la questione centrale della "credibilità" della testimone delle visioni e della storia si arricchisce di un nuovo interrogativo; l'incalzare insistente della protagonista è il tentativo di fare luce su un caso misterioso, troppo complicato e terrorizzante per riuscire a parlarne chiaramente ed esplicitamente ed è quindi lo sforzo di metterne al corrente l'ignara e illetterata governante e porla in guardia? O piuttosto nasce dalla volontà di una mente malata, ossessionata, di annebbiare e offuscare il buon senso dell'anziana donna, insinuando in lei dubbi e sospetti senza che ella se ne avveda, confusa dalla paura?

James asserì, nella prefazione alla sua opera, di aver avuto l'unica intenzione di scrivere una storia di fantasmi, pura e semplice, in un'esplorazione di quel gotico collegato alla vita reale, a quel mistero tanto più terrorizzante in quanto più vicino, verso cui, inizialmente, aveva avuto un atteggiamento sdegnoso. Dà da pensare il fatto che, riunendo i suoi lavori all'interno di differenti raccolte, non inserì "The Turn of the Screw" nel volume delle ghost stories, ma in un altro, collocandolo strategicamente tra "The Aspern Paper" e "The Liar", il primo uno studio di una curiosità che diviene una mania e una minaccia, il secondo lo studio di un bugiardo patologico la cui moglie lo protegge contro il mondo; è altresì nota la familiarità di James con la scienza psicologica del suo tempo, con l'opera di Charcot, le ricerche del fratello William, che, all'inizio del 1890, si accingeva a pubblicare i suoi "Principles of Psychology", e il fatto che fu testimone della prolungata malattia nervosa che precedette la morte di Alice James e delle terapie adottate dagli eminenti medici che la ebbero in cura.

La storia prosegue con l'attribuzione di un'identità precisa all'apparizione; egli è Quint, il defunto cameriere personale dello zio di Miles e Flora, morto accidentalmente. L'apparizione di una donna, in riva al lago, mentre Flora sta giocando con un pezzo di legno e l'istitutrice finge di ricamare, vigilando con attenzione sulla bambina, conferisce alla donna una assoluta certezza: i suoi piccoli protetti "sanno", anche se fingono di non sapere, e sono complici delle anime dannate.

Edmund Wilson, nel suo saggio "Ambiguity of Henry James", rimarcherà e sottolineerà il significato freudiano dell'interesse della governante per il piccolo pezzo di legno con cui gioca la bambina, col suo sottofondo di perversità sessuale, reale o soltanto percepita da quella che, a suo avviso, rappresenta una variazione su uno dei più familiari temi di James: la frustrata zitella anglo-sassone.

"She had picked up a small flat piece of wood which happened to have in it a little hole that had evidently suggested to her the idea of sticking in another fragment that might figure as a mast and make the thing a boat. This second morsel, as I watched her, she was very markedly and intently attempting to tighten in its place. My apprehension of that she was ready for more. Then I again shifted my eyes-I faced what I had to face."

("Ella aveva raccolto un pezzo di legno piatto, con un piccolo foro che evidentemente le aveva suggerito l'idea di infilarvi un altro legnetto a mo' di albero maestro per farne una barca. Mentre la fissavo, era intenta a cercar di fissare, con grande cura, quel secondo frammento di legno. L'aver visto quel che stava facendo mi confermò nella mia convinzione a tal punto che, pochi istanti dopo, sentii che ero pronta a tutto. Allora distolsi di nuovo lo sguardo e affrontai quel che dovevo affrontare")

Simbologie freudiane emergono con evidenza anche dalla collocazione spaziale delle due visioni. L'apparizione maschile prende forma sulla torre, mentre quella femminile appare accanto all'acqua ed i riferimenti spontanei sono talmente chiari che è troppo arduo classificarli come casuali.

Ancora una volta sarà Mrs.Grove il tramite per giungere alla verità, la verità, quantomeno, dell'istitutrice. E' molto difficile dimostrare l' "inattendibilità" della narratrice. Ella è davvero convinta di aver visto i fantasmi, crede davvero che i bambini siano in pericolo e racconterebbe la stessa storia sotto giuramento. Quella che è in dubbio è esclusivamente la sua "credibilità".

La donna apparsa in riva al lago è Miss Jessel, l'istitutrice precedente, un'anima infame, ma meravigliosamente bella. La Jessel era una signora, ma Quint, l'essere spregevole che faceva di tutti quello che voleva, faceva quel che voleva anche di lei, dell'istitutrice che passava tutto il suo tempo con la bambina, mentre Quint viziava Miles nelle giornate trascorse interamente con lui. La morte di Miss Jessel, avvenuta lontano dalla dimora in cui aveva prestato servizio, è un altro episodio in sospeso, velato di mistero. Miles e Flora, nonostante l'atmosfera di sospetto e paura, continuano ad essere dolcissimi; tra di loro non v'è traccia di incomprensioni e, verso l'istitutrice, mostrano una grande docilità.

Anche i due bambini sono stati oggetto di diversissime interpretazioni ed analisi psicologiche. Prima di Wilson, il critico Harold Goddard, in un articolo pubblicato postumo (1) , proponeva una lettura del racconto alla luce delle reazioni di due innocenti creature, che cercano in ogni modo di compiacere l'istitutrice, senza mai comprendere appieno quel che pretenda da loro, poiché ella non rivela apertamente cosa sospetta e, quando lo fa, si comporta in modo così isterico da oltrepassare i limiti della loro comprensione. Posto ciò, la più grande dimensione dell'orrore del racconto è quella di due innocenti che cercano istintivamente di far fronte ad un'autorità disturbata, assecondandola per quanto possono.

E' pur vero che la tematica dell'incontro con la corruzione e la perdita dell'innocenza è propria di molta opera di James; la stessa americanità, negli scritti dei suoi primi anni, viene presentata come una sorta di innocenza, che viene corrotta dai cinici e scettici costumi europei, inglesi ed italiani soprattutto.

Neppure l'approccio freudiano è inevitabilmente legato alla fiducia nell'innocenza dei due bambini; Mark Spilka (2) suggerisce che una lettura sinceramente freudiana del racconto deve implicare un'investigazione accurata nel mondo complesso della sessualità infantile. La lettura freudiana di "The Turn of the Screw" da parte di Robert Heilman (3) è opposta a quella del Wilson; egli vede il vero orrore, la vera corruzione proprio nei due bambini e ritiene che non siano l'isteria ed il malanimo a condurre l'istitutrice al fallimento del tentativo di salvarli, ma la sua inesperienza. Ma la teoria che vede il fulcro della storia, la sorgente di ogni orrore proprio nella giovane istitutrice è in fondo l'unica che non presta mai il fianco a cedimenti e che anzi, nello sviluppo del romanzo, acquista credibilità dagli stessi comportamenti e dalle stesse parole della donna.

L'istitutrice è condotta da un insieme di strane sensazioni al terzo incontro con Quint. Inevitabile soffermarsi sul fatto che la ragazza fosse nel letto intenta a leggere un libro, un romanzo del secolo scorso che, sebbene godesse di cattiva fama, era penetrato nella biblioteca di quella casa isolata e che, proprio a dire della protagonista, aveva eccitato la sua inconfessabile, giovanile curiosità. E' con, citando le parole dell'istitutrice, "all the marks of a deliberation that must have seemed magnificent had there been any one to admire it" ("tutti i segni di una determinazione che sarebbe apparsa magnifica, se qualcuno fosse stato presente per ammirarla."), che ella posa il libro e va incontro all'infernale visione, quell'ombra inconsistente, un fantasma della mente che si materializza e impone la sua presenza, proiettandosi prepotentemente dallo spazio interno al mondo esterno.

E' indubbiamente un fantasma connotato di valenze tese a comunicarci un messaggio più spesso indecifrabile che decifrabile, ma è ormai impossibile non cercare di interpretarlo, attraverso la rete dei filtri mistificanti, come la creatura della testimone stessa. La dimensione immaginaria dell'istitutrice si svela sempre più come assolutamente condizionata da un desiderio che mai viene pronunciato e della cui natura James nulla afferma. Ciò nonostante, diventa a mano a mano più spontaneo identificare Quint e Miss Jessel con le inconsce istanze dell'es dell'istitutrice, rimosse da un super-io formatosi, nel corso di un'esistenza segnata dalla repressione, per un processo di interiorizzazione di norme educative troppo rigide e puritane, che incarnano la donna in un ruolo di guardiana della virtù, di angelo della casa come tempio della nuova religione che sostituisce l'ortodossia cristiana, di salvatrice dell'uomo dai suoi bassi istinti, lei, che non può nutrirne che di nobili.

Anche Flora, la notte della terza apparizione, si è alzata dal letto e si è affacciata alla finestra. In giardino c'è il piccolo Miles. L'istitutrice è sconvolta dalla vista del bambino là fuori, in piena notte, alla mercè di chi può fargli così male, e si precipita da lui per riportarlo in camera e per domandargli espressamente il perché di un simile comportamento.

"What did you go out for?"
"Just exactly in order that you should do this"
"Do what?"
"Think me-for a change-bad!"

("Perché sei uscito?"
"Precisamente perché faceste quel che avete fatto"
"Fatto cosa?"
"Pensate-tanto per cambiare-che sono cattivo!")

Impossibile pretendere un'interpretazione univoca di questo scambio di battute. Possibile vederci la limpidezza della banale marachella di un bimbo di dieci anni, tanto intelligente, quanto curioso e vivace. Altrettanto plausibile la provocazione di un'anima ormai corrotta e contaminata dal male. Del resto, quasi nulla a Bly, la vasta dimora, teatro della inquietante vicenda, è unico: ci sono due torri, due bambini, due scene fondamentali che si svolgono in riva al lago, due, altrettanto importanti, che si sviluppano in sala da pranzo e così via. Vocaboli come "turn" e "repeat" tornano e si ripetono insistentemente e l'intera storia appare intrappolata in una sorta di circolarità.

Il tema dello "whirlpool", riscontrabile anche nel "Dracula" di Bram Stoker, pubblicato un anno prima di "The Turn of the Screw", nel 1897, rappresenta qualcosa che spaventa ma che anche attrae, che attira verso il basso, verso profondità terrorizzanti, che inquietano per il fatto stesso di esistere.

L'istitutrice, dopo aver sorpreso i bambini nella loro veglia notturna, è ormai convinta che appartengano entrambi ai due morti, che vogliano raggiungerli, che occultino in mala fede le prove del rapporto che intrattengono con loro. Confidatasi con Mrs.Grove, ne suscita una vivissima preoccupazione, che spinge l'anziana donna a suggerire di mettersi subito in contatto col padrone, perché il problema ormai è troppo grave per essere affrontato senza il suo coinvolgimento. La reazione dell'istitutrice è quella di una donna sconvolta, alterata, preda di emozioni violente, eccessive. Il pensiero del disprezzo che il padrone potrebbe provare per una donna troppo fragile e debole per gestire il suo compito da sola, la terrorizza letteralmente. Fiera di servirlo, ancor più fiera di essere riuscita a rispettare quell'insostenibile accordo, non riesce neppure a concepire l'idea di essere fraintesa, giudicata come una donna innamorata, tanto disperata da umiliarsi ad orchestrare un complesso meccanismo, al solo scopo di attirare l'attenzione di chi, fino ad allora, aveva trascurato i suoi fascini.

La governante, consapevolmente o no, punge sul vivo la sensibilità di una giovane donna alle prese con fantasmi che lei stessa ha creato e di cui si compiace in un gioco masochistico dalle implicazioni sessuali profonde e torbide, ma che ora, di fronte alla questione della potenziale disistima del padrone, incarnazione del suo inconfessato desiderio, la spaventano davvero; per un lasso considerevole di tempo, le apparizioni, com'è ormai logico aspettarsi, cessano.

Poiché la trappola magica di James, scattata più e più volte, continua a mietere vittime tra chi sostiene di aver perfettamente inquadrato il solo e unico significato del romanzo, le teorie interpretative sono divenute sempre più fantasiose e forzate ed un articolo psicanalitico ha anche cercato di indicare in Mrs.Grove, l'illetterata governante, la vera anima nera del racconto che, sentendosi esautorata dall'istitutrice e scopertane la fragilità nervosa, opera su di lei per condurla alla pazzia. Dopo averla incoraggiata a credere alle apparizioni, dà consistenza alle immaginarie visioni della giovane, accennando alle loro innominabili infamie. La minaccia di avvertire il padrone, all'interno di tale improbabile ipotesi, rappresenterebbe il colpo di grazia.

Anche se le apparizioni cessano, l'atmosfera è tesissima, come l'istitutrice, che fatica a descrivere con chiarezza il tipo di rapporto che si instaura tra lei e i suoi allievi e, soprattutto, risulta poco comprensibile quando si adopera per giustificare la terribile sensazione di disagio che ella prova in loro compagnia.

"...the small ironic consciousness on the part of my pupils. It was not...my infernal immagination:...they were aware of my predicament and this strange relation made, in a manner, for a long time, the air in which we moved. I don't mean that they... did anything vulgar...I do mean...that the element of the unnamed and untouched became, between us, greater than any other, and that so much avoidance couldn't have been made successful without a great deal of tacit arrangement...How can I retrace today the strange steps of my obsession?"

("...l'aria di ironica consapevolezza da parte dei miei allievi. Non era soltanto la mia infernale immaginazione:...erano al corrente del mio imbarazzo, e che quello strano tipo di rapporto trasformava in una certa maniera e per un tempo piuttosto lungo, l'atmosfera nella quale vivevamo. Non voglio dire con questo che...facessero qualcosa di volgare...voglio dire...che l'innominabile e intoccabile ingigantiva tra di noi, più grande di tutto il resto, e che tanto sforzo per evitare di parlarne non avrebbe potuto aver successo senza un solido, tacito compromesso...Come descrivere, oggi, le strane tappe della mia ossessione?")

Da parte dell'istitutrice, il riferimento ad un'infernale immaginazione e, soprattutto, l'ammissione di un'ossessione, sono ormai espliciti.

Un altro particolare inquietante è relativo alle lettere che i bambini scrivono al loro zio. Sono molto ansiosi di rivederlo e la loro insistenza nel domandare sue notizie allarma l'istitutrice, che ammette di non spedire questi scritti troppo belli, di tenerli per sé, di non inviarli a quel padrone a cui è tanto devota da non volerlo assolutamente disturbare. Questa situazione si aggrava ulteriormente quando Miles, durante la passeggiata dalla casa alla chiesa, dove si stanno dirigendo per assistere alla funzione, si impone con maggiore fermezza nel domandare quando ritornerà in collegio, sottolineando che non esiterà a lamentarsi con lo zio nel caso in cui lei non provvederà ad esaudirlo. L'istitutrice reagisce alla semplice domanda infantile in modo sproporzionato. Attribuisce al bambino motivi sinistri, quando egli si lamenta soltanto di essere un ragazzino sempre in compagnie femminile, che vorrebbe, com'è giusto prima che comprensibile, stare con i suoi pari, con bambini come lui. La voce della ragazza trema mentre procedono nella discussione e il suo turbamento giunge a un punto tale da non renderle possibile l'ingresso in chiesa; aspetterà fuori, pensando anche alla fuga, attribuendo a Miles un ruolo di carnefice che, scoperta la sua paura di trattare la questione con lo zio, tortura l'istitutrice, vittima di un ragazzino verso cui nutre sentimenti esasperati, sempre più simili ad un vero e proprio innamoramento. Tornata a Bly, vede al suo scrittoio, con la sua penna, il suo inchiostro e la sua carta, una stanca Miss Jessel; inveisce contro di lei, chiamandola "miserabile" e, di fronte a tale apparizione, abbandona l'idea della fuga. Certa che Miss Jessel voglia prendersi Flora, per non patire la solitudine delle anime dannate, avverte la governante che è ormai risoluta a scrivere allo zio.

Nessun altro testimone, ancora una volta, assiste all'apparizione; ciò che accade è solo ciò che l'istitutrice dice che accade, una donna sempre più nervosa, ansiosa, la cui tendenza alla possessività nei confronti dei bambini sta crescendo o, quanto meno, si sta palesando con chiarezza ed intensità maggiori. La spinta compulsiva a proteggere i "suoi" bambini trasforma questi ultimi in pedine all'interno del suo gioco morboso; difenderli e salvarli da Quint e Miss Jessel diviene l'alibi per possederli completamente. Vista in quest'ottica, l'istitutrice appare come un classico caso di quello che Erich Fromm (4) classificò come: "authoritarian character". E' masochista, nel compiacersi di provare il dolore che quei fantasmi le causano apparendole e trasformandola in una vittima espiatoria, fantasmi che si materializzano sempre e soltanto di fronte a lei, unica salvatrice prescelta. E' sadica, nell'insistenza e nella spinta a dominare su cui basa tutti i suoi rapporti a Bly, quello con i bambini, controllati e spiati, quello con Mrs.Grove, continuamente interrogata e imbeccata, a cui estorce concetti da lei stessa preordinati. Le visioni, quindi, soddisfano bisogni negati e ad essi obbediscono, permettendo all'istitutrice di oggettivare quanto di torbido si trova dentro lei, trasferendo vergogna e paura su qualcosa di esterno che le allevia le colpe ma non solo; addirittura le offre la chance di apparire un'eroina della devozione e della virtù. La sua educazione di rigidissimo stampo puritano le conferisce la certezza assoluta che la depravazione possa albergare in chiunque, tutti ma non lei, eletta e prescelta per combatterla.

Ma è molto difficile, specie per una giovane donna, frustrata e fragile, reggere sempre, senza dubbi né cedimenti, l'immane peso di una simile impalcatura, di una costruzione mentale così elaborata.

"Dark as midnight in her black dress, her haggard beauty and her unutterable woe, she had looked at me long enough to appear to say that her right to sit at my table was as good as mine to sit at hers. While these instants lasted indeed I had the extraordinary chill of a feeling that it was I who was the intruder."

("Scura come la notte nel suo abito nero, nella dannata bellezza e nel suo chiuso dolore, mi aveva guardata abbastanza a lungo per lasciarmi capire che il suo diritto di sedersi al mio tavolo valeva il mio di sedersi al suo. Durante quegli istanti, fremetti per l'impressione che l'intrusa fossi io.")

La sera in cui tenta di cominciare a scrivere la lettera, l'istitutrice rimane a lungo davanti al foglio bianco, ascoltando lo scroscio della pioggia e l'urlo delle folate. Il compito è difficile, è una resa che la tormenta. Spinta dalla sua ossessione senza fine (sono le stesse parole di lei, che ancora una volta ricorrono), interrompe l'ardua impresa, afferra un candeliere ed esce nel corridoio. Vuole controllare se Miles è addormentato o sveglio, ma l'inquietudine che la tortura ha motivazioni molto più profonde.

Impossibile non aver notato l'espressione davvero fuori luogo che l'istitutrice utilizza per descrivere a Mrs.Grove l'avvenuto deterioramento dei rapporti tra lei e Miles.

"...between Miles and me, it's now all out."

("...tra me e Miles è tutto finito.")

Non sembra la frase di un'istitutrice che commenta le incomprensioni sopraggiunte tra lei e il suo allievo, ma piuttosto lo sfogo di un'innamorata respinta e delusa, che si angoscia e tortura per il suo amore infranto. Ed è il sollievo di un'amante ansiosa di riincontrare il suo compagno e di ricongiungersi a lui quello che la ragazza esprime quando, di fronte alla porta di Miles, tesa a percepire il benchè minimo indizio sonoro che possa confermarle che il bambino è ancora sveglio, lo ode chiederle di entrare.

"It was gaiety in the gloom!"

("Fu una scintilla di gioia nelle tenebre!")

La notte trascorre con un intenso scambio di battute fra l'istitutrice e il piccolo Miles, che tenta di convincerla a contattare al più presto lo zio e predisporre il suo rientro in collegio. L'atteggiamento fisico della donna nei confronti del bambino è equivoco come le sue parole; lo abbraccia con slancio, si inginocchia di fronte a lui e lo implora. Il mattino dopo, la lettera, scritta e imbustata, è nella tasca dell'istitutrice, ormai risoluta a spedirla al più presto; nulla ci è detto riguardo al contenuto. I due fratellini appaiono più graziosi e docili che mai, più brillanti ed esemplari, tanto che l'istitutrice si sente quasi a disagio nel confrontare le sue capacità alle loro, di gran lunga superiori; non è certo la prima volta che emerge un'espressione dell'insicurezza di fondo che tormenta la giovane, consapevole della sua umile estrazione, complessata da un latente senso di inferiorità.

Sospettosa di fronte a tanta dolcezza, si pone in guardia, in una condizione di attesa, presagendo che qualche cosa sta per accadere. Il piccolo Miles si propone di suonare per lei. Anche se inizialmente è rapita dalle sue note, l'istitutrice si rende presto conto che Flora è scomparsa, complice il fratellino che si è prestato a coprire la sua fuga. Dopo averla cercata all'interno della casa, si precipita, accompagnata dalla governante, verso il lago, dove è assolutamente certa che la piccola si sia recata per incontrare Miss Jessel. Quando Flora viene ritrovata, l'istitutrice decide di levare la maschera, abbandonare finzioni e sottintesi e rivolgerle, finalmente, una domanda diretta e brutale:

"Where, my pet, Miss Jessel?"

("Dov'è, carina, Miss Jessel?")

La bambina ha una reazione violentissima, nega, afferma di non capire ed anche Mrs.Grove dice di non vedere affatto Miss Jessel, nonostante l'istitutrice l'abbia proprio di fronte a sé e insista, insista perché anche loro ammettano che ci sia. Di fronte ai dinieghi che tanto l'umiliano, la giovane donna si getta a terra, sul fango e, per sua stessa ammissione, dà sfogo alla più selvaggia delle disperazioni. Rinvenuta dopo un tempo imprecisato, ritorna a casa, si dirige in camera sua e scopre che tutto ciò che appartiene alla bimba è già stato portato altrove. Mrs Grove si reca dall'istitutrice e le comunica che la bambina è febbricitante e che non la vuole assolutamente più vedere. La governante è turbata; ha sentito la piccola Flora dire cose orribili, sconvolgenti, che non si spiega come e dove, una bambina così piccola, possa avere sentito e imparato. Le due donne concordano una soluzione; Mrs.Grove partirà insieme a Flora e l'istitutrice resterà a Bly insieme a Miles, sollecitando le sue confidenze e cercando così di salvarlo dalla dannazione. La lettera per lo zio è scomparsa e un dubbio si affaccia alla mente dell'istitutrice: forse Miles è stato cacciato di collegio perché aveva rubato, forse proprio delle lettere. La partenza di Mrs.Grove e di Flora getta l'istitutrice nel panico; i suoi nervi risentono dell'assenza del sostegno emotivo che, fin dall'inizio, la governante le aveva offerto. Per cercare di dare meno spiegazioni possibili alle persone di servizio, stupefatte da quella fuga repentina, l'istitutrice assume un tono sussiegoso, diviene altera e fredda e mostra notevole fermezza nel segnalare il tono elevato che desidera regni nella casa, stabilendo che i pasti vengano serviti dabbasso, nella pompa maestosa della sala da pranzo.

La posizione dell'istitutrice è un po' difficile da definire. Si trova a metà strada tra una persona di servizio e un componente effettivo della famiglia. Senza dubbio, la cosa la lusinga e inorgoglisce. E' consapevole della sua estrazione medio-bassa e poco fiera delle sue umili origini. C'è molto poco di una necessità effettiva, ma moltissimo dell'esigenza prepotente di una personalità frustrata, nella sua imposizione di un tono così elevato nella conduzione della casa. E' l'espressione di una persona che vuole controllare gli inferiori, sino essi i bambini, la governante o il resto della servitù. Controllare gli inferiori per controllare sé stessa.

Rimasti soli, l'istitutrice e Miles si apprestano a consumare la loro cena, assistiti da una cameriera. Mangiano in fretta e parlano poco. L'intervento con cui la narratrice commenterà il loro mutismo ricorda, per la stessa stonatura, quelle espressioni già citate in precedenza come più consone alla descrizione di una coppia di adulti innamorati che a quella di un'istitutrice in compagnia del suo piccolo protetto.

"We continued silent while the maid was with us-as silent, it whimsically occurred to to me, as some young couple who, on their wedding-journey, at the inn, feel shy in the presence of the waiter."

("Finchè la domestica rimase con noi, restammo in silenzio-in silenzio, pensai ironicamente, come una giovane coppia in viaggio di nozze, intimidita in una locanda dalla presenza del cameriere.")

Molto prima del fiorire delle diversissime interpretazioni del racconto, che a tutt'oggi proseguono, un recensore anonimo pubblicò un articolo sul "Critic" del dicembre 1898, l'anno della prima pubblicazione di "The Turn of the Screw", in cui, già proponendo come più plausibile una chiave di lettura sessuale, sottolineò che l'istitutrice "non ha assolutamente nulla su cui basare le sue profonde ed allarmanti sensazioni. Ella percepisce ciò che è al di là di ogni percezione". Questo critico vide per primo l'elemento essenziale del racconto, costituito dalla sua linea continua di fantasia, quel modo in cui l'istitutrice, narrando la storia con autorevolezza, la interpola con le sue immaginazioni idiosincratiche. Una delle scene fondamentali, a sostegno di tale teoria, è proprio quella appena descritta, con Miles che ha dieci anni e con la sua istitutrice che pensa a sé e a lui come a due sposi in luna di miele, comunicando i suoi sentimenti erotici e il fatto che guarda ad un bambino come ad una figura adulta e sessualmente attraente.

Allontanatasi la cameriera, fra Miles e l'istitutrice inizia uno scambio di battute, che culminano nella domanda diretta della donna, che vuole sapere se è stato proprio lui a rubare la lettera posata sul tavolo dell'atrio. Un attimo prima dell'ammissione del ragazzo, la donna è colta dal panico alla vista di Quint alla finestra. Il bambino sta dando la schiena alla visione e la ragazza lo trattiene convulsamente in quella posizione, perché non si volti e non veda. Alla domanda del perché abbia preso la lettera, il bimbo ribatte che voleva sapere cosa diceva di lui, ma, e lo dice con tristezza, non c'era nulla, nulla. E' madido di sudore quando l'istitutrice lo bacia sulla fronte, colma di gioia per la scomparsa di Quint dalla finestra, e gli domanda ancora che fine ha fatto la lettera. Miles risponde che l'ha bruciata e la donna incalza, chiedendo se, in collegio, aveva fatto le stesse cose, se aveva rubato, lettere o altro. Miles, sconvolto da quella assurda domanda, che lo lascia interdetto e che quasi non riesce subito ad afferrare, nega assolutamente; non ha mai rubato nulla in collegio e non è questo il motivo della sua espulsione.

"What then did you do?"
"Well-I said things."
"Only that?"
"They thought it was enough!"
"To turn out for?"
"Well, I suppose I oughtn't."
"But whom did you say them?"
He...tried to remember...
"I don't know!"
"Was it to everyone?"
"No; it was only to,I don't remember their names."
"Were are so many?"
"No-only a few. Those I liked."

("Allora che cosa hai fatto?"
"Bè, ho detto certe cose."
"Soltanto questo?"
"Hanno pensato che bastasse!"
"Per buttarti fuori?"
"Bè, suppongo che non avrei dovuto."
"Ma a chi le hai dette?"
...cercava di ricordare...
"Non lo so!"
"Le hai dette a tutti?"
"No, soltanto a...non ricordo i loro nomi."
"Erano così tanti?"
"No, pochi. Quelli che mi piacevano.")

Il sentiero percorso finora dalla protagonista è sempre stato costituito da incertezze. L'impressionismo ha sempre prevalso sulla focalizzazione, il silenzio sulla parola, l'astrazione sulla concretezza, l'illusione sulla realtà. E' comunque l'immagine della corruzione quella che, nella mente dell'istitutrice, si insinua, si ingigantisce e diventa ossessione. E' interessante notare come quest'elemento di corruzione si innesti nelle vite dei due bambini come entità esclusivamente verbale. Si tratta sempre di "cose dette", per quanto possano essere orrende, non di "azioni" più o meno depravate. Flora, durante il delirio provocato dalla febbre, dice, secondo Mrs.Grove, delle cose orribili. Non diversa appare ora la vicenda di Miles, che confessa di avere "detto", non "fatto", certe cose, per meritare l'espulsione dal collegio. Sono parole che si ergono come delle barriere assolutamente invalicabili, perché il sentiero conoscitivo dell'autrice del diario, di fronte ad esse, si ferma. Non ci è stato dato sapere che cosa ha detto Flora. Non ci sarà dato sapere che cosa ha detto Miles.

L'interrogatorio dell'istitutrice si arresta alla vista di Quint, nuovamente alla finestra. La donna si avventa sul bambino, terrorizzata che l'uomo possa impossessarsi di lui e Miles, sgomento per la situazione venutasi a creare, si guarda intorno, cerca di capire, chiede se "lei" è qui, sconvolgendo con questo pronome femminile la ragazza ormai stremata, che ribatte che è "lui", non "lei" ad essere vicino, a rappresentare un pericolo. Il bambino chiede di Quint, che cerca alla finestra, sollecitato dalla sua istitutrice che continua ad indicarglielo; ha moti convulsi, cerca aria. La giovane donna pregusta la sua vittoria, trionfo finale di una storia che l'ha distrutta:

"What does he matter now, my own? What will he ever matter? I have you, but he has lost you for ever!"

("Che cosa ti importa ormai di lui, tesoro? Che importanza potrà più avere? Io ti ho, mentre lui ti ha perduto per sempre!")

Ma qualcosa non va come previsto e il trionfo si trasforma in sconfitta.

"...he uttered the cry of a creature hurked over an abyss, and the grasp with which I recovered him might have been thet of catching him in his fall. I caught him, yes, I held him-it may be imagined with what a passion; but at the end of a minute I Began to feel what it truly was that I held. We were alone with the quiet day, and His little heart, dispossessed, had stopped."

("...egli emise il grido di una creatura scagliata oltre un abisso, e l'abbraccio in cui lo strinsi avrebbe potuto veramente arrestarlo nella sua caduta. Lo presi, sì, lo strinsi forte, si può immaginare con quanta passione; ma prima che fosse trascorso un minuto cominciai a rendermi conto di ciò che realmente stringevo tra le braccia. Eravamo soli nella placida luce del giorno, e il suo piccolo cuore, spezzato, aveva cessato di battere.")

Dl punto di vista dell'istitutrice, la scomparsa finale dello spirito ha causato un tale shock al bambino, da spezzargli il cuore, ma, studiando il dialogo dal punto di vista della precedentemente comprovata alterazione mentale della donna, vediamo che il bimbo ha preso le indicazioni dell'istitutrice come una conferma della presenza del fantasma accanto a lui. Invece di persuaderlo che non c'è nulla da temere, la donna convince il bimbo terrorizzato che lo spirito c'è ed è lì per lui. I gesti possessivi dell'istitutrice, che si avventa su Miles, lo agguanta, lo stringe con tutta la sua forza, non fanno che ingigantire lo stato di panico che già lo attanaglia e, nel momento in cui getta il suo ultimo grido e si accascia, muore letteralmente di paura.

Così termina uno dei più investigati e dibattuti romanzi della fine del secolo scorso. Edna Kenton (5) , anticipando Wilson, sostenne che James avesse voluto intrappolare il suo lettore nella erronea convinzione della realtà dei due spiriti malvagi. Shoshana Felman (6) ha argomentato più recentemente che i critici come la Kenton si intrappolano da soli, tentando in ogni modo di evitare di essere ingannati dal testo.

James mai interviene e mai commenta, mentre la voce guida racconta la sua storia, e mai descrive la giovane donna come perversa, malvagia, anche solo frustrata; l'istitutrice, durante tutta la narrazione, è sempre solo raffigurata come vittima di quei tremendi eventi. Non è l'autore che si espone, ma è proprio dalle dichiarazioni e dalle parole della giovane, dai suoi stessi atteggiamenti e gesti, che emergono le pesanti problematiche che la condizionano, la sua complessa e oscura dimensione interiore. Dietro una protagonista che nasconde le sue tenebre per mezzo di temibili, quanto inesistenti, spettri, c'è James che, inserendosi peraltro in una tradizione letteraria collaudata, occulta la sua morbosa storia a sfondo sessuale dietro un più innocuo, per la sua epoca meno sconvolgente, racconto di fantasmi.




NOTE

1) citato da Leon Edel, in Note a I racconti di fantasmi di Henry James, Torino, Einaudi, 1988, pag.667.

(2) citato da T.J.Lusting, in Introduction to The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992, pag.13.

(3) citato da T.J.Lusting, in Introduction to The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992, pag.15.

(4) citato da John Lyndenberg, in "The Governess Turn the Screw", Nineteenth- Century Fiction, XII, 1 (1957), pag.278.

(5) citato da T.J.Lusting, in Introduction to The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992, pag.14.

(6) citato da T.J.Lusting, in Introduction to The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992, pag.14.






BIBLIOGRAFIA

Henry James, The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992.

T.J.Lusting, Introduction to The Turn of the Screw, Oxford, Oxford University Press, 1992.

Henry James, Il giro di vite, Milano, Garzanti Editore, 1995.

Franco Cordelli, Introduzione a Henry James, Milano, Garzanti Editore, 1995.

Francesco Marroni, Invito alla lettura di Henry James, Milano, Mursia, 1983.

Leon Edel, Note a I racconti di fantasmi di Henry James, Torino, Giulio Einaudi, 1988.

Joseph Bristow, Sexuality, London, Routledge, 1997

Edmond Wilson, "The ambiguity of Henry James", The Triple Thinkers (1948), pag. 88-132.

John Lyndenberg, "The Governess Turns the Screw", Nineteenth Century Fiction, 12, 1, (1957), pag. 37-58.

Kathleen L.Spencer, "Purity and Danger: Dracula, the Urban Gotic, and the Late Victorian Degeneracy Crisis", Texas Studies in Literature and Language (1992), pag. 197-225.


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